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Posts Tagged ‘l’anima vola’

È qualche anno ormai che le canzoni di Elisa hanno un forte impatto su di me, spesso divenendo colonne sonore di alcuni periodi della mia vita; periodi particolari, come quello in cui mi ritrovai a camminare ad un metro da terra e tutto mi sembrava meraviglioso.
Un periodo in cui i colori mi sembrarono sgargianti, i profumi leggeri e floreali, il sole tepido e brillante come sono i suoi raggi in una splendida primavera inoltrata.
Era primavera, in effetti, quel periodo in cui…
M’innamorai follemente, forse per l’ultima volta.

In quel periodo, vedevo tutto nelle sue tonalità più forti e più vere, ma vedevo solo una parte dell’arte che è ciò che ci circonda.
I colori dei fiori erano brillanti, il loro profumo forte e fiorito, i raggi del sole tiepidi ma non eccessivi, gli insetti e gli uccellini erano una splendida parte della natura che si risvegliava e germogliava nuovamente, per poi fiorire in tutta la sua maestosità di colori e profumi e sensazioni.
Era tutto rosa.
Rosa, un colore che mi piace solo nella sua tonalità pesca a dipingere i petali di un fiore che da questo colore – il rosa – prende il suo nome.
Rosa. Il cielo era rosa, il vento era rosa, l’amore era rosa, io ero rosa.
Felice, fittiziamente felice.

In quel periodo ero solita ascoltare “Anche se non trovi le parole” della sopracitata Elisa Toffoli.

“E’ pur sempre bellissima un’emozione, con le cadute e tutto il male; come una musica, come un dolore lascia il suo segno e non si fa scordare. L’anima, in ogni sua imperfezione,  ti fa cadere e rialzare, seguire logiche senza ragione, prendere e andare nel nome…
Anche se non trovi le parole, hai girato il mondo dentro a un cuore.
Nessuna replica, poco potere mentre decidi se ti puoi fidare. Il tuo momento ti viene a cercare, puoi solo credere – forse saltare – come un elastico […]”

Camminavo spensierata ed ogni cosa – ogni singola cosa – era leggera e da affrontare con un sorriso.
Un’ora in più sul lavoro? Sorriso, nel cuore e sulle labbra.
Un cambio d’orario con le lezioni private che davo ad alcuni ragazzini – con conseguente corsa affannosa? Sorriso, nel cuore e sulle labbra.
Un’uscita mancata? Un bidone di un’amica? Tutto maledettamente tranquillo, nessuna rabbia o dispiacere.
E nessuna nuova parola vergata su fogli bianchi.

L’ispirazione mi aveva abbandonata. Completamente.

Lì per lì non ci pensai. Avrei scritto dopo, più tardi, entro qualche giorno…
Tanto c’era lui, il suo sorriso, i suoi baci, i suoi messaggi, le sue telefonate… Lui, lui, lui.
Era Estate. Un’estate d’amore, felice e spensierata.

Poi, però, dopo l’Estate arrivò l’Autunno.
L’Autunno. Da sempre sinonimo di caducità e caduta, bellezza sfiorita e fiori appassiti, vento freddo e profumo di foglie cadute.
E come quelle foglie, anche io sono caduta. E mi sono fatta a pezzi.

Tutto divenne scuro. Non c’erano più i profumi dei fiori colorati, ma l’odore di bagnato delle foglie cadute sul marciapiede.
Non c’erano più i tiepidi raggi del sole, ma i venti gelidi e la pioggia fredda e copiosa.
Gli insetti che prima svolazzavano dando colore – le farfalle – ora era divenute marroni cimici dalle ali stridenti.
Gli uccellini avevano smesso di cantare e tutto mi appariva freddo, morto e cupo.
Come il mio cuore.

Ma l’ispirazione era tornata.
Forte e rigogliosa, come una fenice la mia ispirazione era rinata dalle ceneri della primavera e dell’estate del mio cuore ed aveva tramutato il dolore e la sofferenza in nere parole d’inchiostro scuro stilate su candidi fogli lunari.

Scrissi.
Scrissi moltissimo.

Le poesie sembravano nascere dall’inchiostro della penna, con vita propria.
I pensieri vorticavano veloci e la mano li seguiva lesta nell’imprimere ognuno di essi indissolubilmente su quei fogli chiari.
La tristezza divenne lacrima, la lacrima divenne idea e l’idea divenne racconto.
Racconti, storie, romanzi, poesie, saggi, fan fiction… Tutto, tutto diveniva opera.
Ed io ero triste, sola, ammaccata ed infelice.

Poi, la scrittura mi curò.
L’Autunno mi cullò nel crogiolare d’infelicità in cui nuotavo, ormai, senza alcun peso sul cuore ancora spezzato.
L’Autunno divenne rinascita.
Rinascita scura e profonda, come l’oceano che, proprio nelle sue profondità, cela inestimabili tesori.

Scrissi così tanto da sanguinare ed intorpidire le mani.
Riempii fogli e fogli, pagine di word, block notes e post it. Ogni superficie divenne preda e testimone della mia mente, del mio cuore, del mio animo ferito e della mia rinascita.
Scrissi come mai avevo fatto in vita mia.

Mi ripresi, gradualmente.
Piano, la sofferenza e le lacrime lasciarono il posto alla rassegnazione ed al viso asciutto.
Ma, a volte, le lacrime rimangono incastonate fra le ciglia, ricordi perpetui di un dolore profondo e non più pronto a rivedere il mondo.

Poi, la rassegnazione divenne cinismo, il viso asciutto divenne un viso truccato.
L’amore fa male.
L’amore esiste soltanto per alcuni.
L’amore non è per tutti.
Io sono la mia metà. Una mela completa, dimenticata dagli Dei e lasciata vivere sulla terra, destinata alla completezza incompleta, per sempre.
Pecco di superbia, vero?

L’amore è nel destino di tutti. Lo è? Lo è per davvero?

Perché, perché l’amore mi rende sterile? Sterile verso l’arte della scrittura, sterile verso gli aspetti della natura che, sotto la loro patina d’autunno perenne, nascondono un’anima meravigliosamente ricca?
Da innamorata vedevo tutto perfetto, “rosa e fiori”. Da delusa e amareggiata ho ricominciato a vedere quegli aspetti della natura disdegnata dalla gente, quella che appare brutta e decadente ma che, ne sono convinta, al suo interno racchiuda la bellezza più pura e splendente.

Sono anche io così, oramai.
Nascondo uno scrigno segreto di bellezza e amore sotto il velo d’autunno perenne che trucca il mio volto e controlla le mie parole.
Ogni tanto mi chiedo se arriverà mai il Principe Azzurro a tagliare i rovi che precludono la vista alla Principessa che è in me.

Non mostrare emozioni.
Fa’ che il tuo viso sia una maschera senza espressioni.

Controllati.
Non mostrare le tue debolezze, le tue paure e le tue sofferenze.
Pesa le parole ed usale per alzare il tuo muro.
Ferisci, prima d’esser ferita.

Sii sempre gelida; nulla deve scalfirti.
Pesa gli sguardi ed impara a celare l’anima dietro ai tuoi occhi.

Gli occhi non mentono. Mai.

“Il volto è lo specchio della mente, e gli occhi senza parlare confessano i segreti del cuore.”*

Gli occhi, quelli mi fottono sempre.

*San Girolamo

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