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Posts Tagged ‘L’amore ai tempi del colera’

“Sapevo che saresti stata troppo orgogliosa per tornare, così ho deciso di venire a prenderti.” – L’amore ai tempi del colera, Gabriel García Márquez

Orgoglio. Amor proprio. Dignità di donna.
Ho sempre visto tutto ciò dietro al mio comportamento.
Ho perso amori ed amicizie, tessendo la ragnatela di giustificazioni “per principio”.
Ho sofferto lontananze forzate, a causa di questo amore per me stessa.
Eppure… Per me è vitale. Come l’aria che respiriamo.
Non è superbia, è amore. Un amore malsano e trasfigurato per la mia persona.
“Perché devo lasciare che gli altri mi feriscano? Io non lo merito”. Questa la mia giustificazione. Solo ora, però, mi accorgo che io stessa mi sono ferita, da sola, più volte.
Proprio il motivo del mio muro d’orgoglio mi si è ritorto contro.
“L’orgoglio è la virtù dell’infelice” diceva François-René de Chateaubriand. Mai parole furono più sagge.

Perché? Perché quest’orgoglio smisurato?
Cosa si cela dietro questo veleno che annienta l’anima senza rendercene conto?
Paura? Sì, paura.
La paura di soffrire, di non essere adeguati, di essere umiliati.
Ho sempre guardato dall’alto in basso quelle persone che riuscivan0 a mettere a tacere l’orgoglio per seguire i sentimenti. “Sciocchi” ho sempre pensato, dall’alto della mia superiorità. Io non mi lascio abbindolare. Non mi farò mai mettere i piedi in testa. Mi voglio troppo bene per farmi calpestare.
Infatti.
Mi sono calpestata da sola.
Eppure non riesco. Non riesco a metterlo da parte. Perché? Come si fa?

Tutta colpa di quei romanzi d’amore che sto leggendo nell’ultimo periodo.
Tutta colpa loro se ora mi affliggono questi dubbi amletici!
Donne che si umiliano per amore, costrette dai loro sentimenti a mettersi alla mercé degli uomini.
Eppure… Queste storie hanno dei lieti fine.
Eppure… Queste donne raggiungono l’amore. Quello vero. Sono amate. E rispettate.
Come è possibile?

Leggevo un racconto poco fa.
Una donna è costretta a sposare il nemico di sempre a causa di suo padre, che l’aveva “venduta” per un debito di gioco.
L’uomo a cui andrà in sposa è borioso, viziato, arrogante. Tutto il meglio di un uomo, insomma. La umilia, la fa soffrire.
La vuole come moglie ubbidiente. Sottomessa in società come tra le lenzuola.
Voi direte, ma perché non scappa? Deve sposarlo a forza?
Tecnicamente, sì. Il contratto matrimoniale pone un vincolo: o il matrimonio, o la morte.
Bene, ed una persona sana di mente qui dice “E va beh, mi tocca!”
Io, invece, mentre leggevo e mi immedesimavo, avevo già tracciato nella mia mente il continuo della storia.
Vedevo me al posto di quella donna. Vedevo me che, pur di non sposare quell’odioso sottogenere maschile, mi uccidevo.
Fatalista, direte. Eppure è così. Io, scrittrice, avrei ucciso la protagonista, piuttosto che darla in sposa a quello lì. Invece lei, stoicamente, ha resistito.
Varie peripezie, gelosia estrema di lui, possessione e umiliazioni. Eppure… Si innamora. Lui, si scopre innamorato di lei da sempre. Aveva indossato una maschera di disprezzo proprio per il principio della volpe con l’uva troppo in alto.
Lei se ne innamora. Scopre di lui lati dolcissimi e gli dona la propria verginità.
Qui mi sono bloccata.
Io avevo già messo la parola fine circa quindici capitoli prima, all’inizio della storia, facendo suicidare la protagonista, in un segno di ribellione e libertà assoluta. Invece, ora, scopriamo che il perseverare di lei, l’ha portata alla felicità.
Come è possibile questa cosa?

Perché io avevo già messo il punto non vedendo le possibilità? Sono così cieca davanti ai sentimenti?
Già, l’orgoglio mi ha resa cieca.
Che sciocca che sono. Tutto ciò in cui credevo, tutto ciò su cui basavo i miei rapporti, si è sbriciolato tra le mie mani.
Si dice che l’ammettere d’avere un problema è il primo passo verso la soluzione e guarigione.
Bene, io ho capito d’averlo. Ho sempre pensato d’essere un tantino estrema… Ma non ci riesco. Non mi ci vedo nell’applicare ciò che ho imparato.

Una situazione del genere è in atto anche nella mia vita privata.
Ho avuto una discussione con un’amica, per una sciocchezza che a me è parsa una catastrofe. Mi pare ancora, se devo essere sincera. Beh, lei ha cercato di contattarmi a “botta calda” ma io mi sono negata. Troppo arrabbiata per pensare lucidamente ad un chiarimento. Poi il tempo è passato. Ora, con la fredda calma, riesco solo a tramare e pianificare vendetta. Che diavolo c’è di storto in me?
Una situazione che si può risolvere in una chiacchierata di quindici minuti, diventa un affronto al mio orgoglio.
E so anche come finirà! Io sarò troppo orgogliosa per andare da lei, lei troppo stupida per capirlo, e ci perderemo.
Ma la colpa, di chi è?

Le persone dicono tanto di conoscerti, eppure non sanno nulla di te.
Se davvero sapessero anche un decimo di quello che suppongono, verrebbero a cercarti dicendoti “Sapevo che saresti stata troppo orgogliosa per tornare, così ho deciso di venire a prenderti.”.

Ma questo, succede solo nei libri.

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