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Posts Tagged ‘confusione’

Titolo: citazione del grande Luigi Pirandello.

Ho sempre creduto che, finita la scuola, si sarebbe aperta davanti la mia strada, quella giusta, quella pronta per me.
Ho sempre creduto che finita la scuola sarei divenuta adulta, responsabile, indipendente, autonoma.
Invece… Invece mi ritrovo a sentirmi un’eterna adolescente.
Mi sento ancora quella diciassettenne che riponeva speranza e fiducia nel futuro, senza rendermi conto che quel futuro è arrivato ed è divenuto già passato.
Vedo amici ed amiche sposarsi, andare a convivere, metter su famiglia… Ogni giorno una è incinta, un’altra si sposa, un altro fa progetti di vita. Ed io mi sento piccola.
“Sono troppo giovane per andare a convivere!”
“Sono troppo giovane per sposarmi!”
“Sono troppo giovane per metter su famiglia!”
Il tutto ancora nell’ottica che il futuro che programmo non sia arrivato, che ho tempo; ma di tempo non ce n’è mai abbastanza.
Quelli che, più grandi di me, staranno leggendo queste parole mi prenderanno per una stupida. “Sei giovane veramente a ventiquattro anni” staranno pensando; eppure, quando mi fermo a riflettere capisco che il mondo sta andando avanti senza di me, che il tempo scorre lasciandomi indietro.
Ancora penso a cosa farò quando sarò grande.
Il tempo passa ed io resto ferma, immota, immutata ed immutabile.
I mesi trascorrono, gli anni passano ed io mi ritrovo ad avere un pugno di mosche in mano.

L’altro giorno guardavo un film in televisione. Parlava di due vecchie compagne di classe un po’ svampite che intraprendevano un viaggio per recarsi alla reunion dei compagni di scuola, la famosa rimpatriata dei “10 anni dopo”.
Ho provato a mettermi nei loro panni. Non sono ancora passati dieci anni per me dalla fine del liceo ma, ora come ora, cos’avrei da raccontare io?
Dal punto di vista sentimentale sono regredita a stadio elementari. Mi conosco, so che andrò peggiorando nel mio cinismo e continuerò a rifugiarmi nei libri fino a quando non morirò in una vecchia casa di campagna, circondata da decine di gatti che soffriranno la fame quando me ne andrò.
Punto di vista lavorativo? Mi verrebbe da ridere, ma sarebbe una risata amara.
Cosa fa questa blogger nella sua vita?
Legge, scrive romanzi, racconti e poesie, e dirige un magazine online no profit di cultura asiatica.
Bello. E sarebbe bello davvero se fosse qualcosa di concreto.
Se l’essere articolista e caporedattrice di questa splendida rivista fosse un lavoro, ad esempio.
La questione è una sola: aiutati che Dio ti aiuta.
Ora io mi chiedo, tutto il sacrosanto sbattimento che sto facendo da quando i miei genitori hanno deciso di mettermi al mondo non è ancora servito per darti un’idea generale del mio aiutarmi? Dov’è finita la tua parte, Dio? Io mi sto dando da fare, ma il tuo aiuto mica lo vedo!
Poi mi chiedono se sono cattolica/cristiana/ortodossa/buddista e chi più ne ha, più ne metta.
Sono sincretista. Credo in molte cose e credo soprattutto nella natura, nella Luna e nella magia.
Sono pagana, cristiana, buddista, wiccan, strega… Chiamatemi come volete. Sono una che crede in un Dio cristiano, buddista, taoista ecc. ma che è stufa di non vedere mai un aiuto concreto, che è stufa di vedere come la meritocrazia sia un termine in disuso anche nella fede.

Potrebbe andare peggio, mi dico spesso. Potrebbe andare molto peggio.
È vero, ma potrebbe anche andare meglio, cacchio! Molto meglio.
Ora, io sono una pessimista e fatalista per natura, però… A creder sempre che, alla fin fine, meglio stare così che stare peggio, che ci guadagno? Meglio essere ottimista e poi ricadere al suolo quando la realtà ti sbatterà il suo schifo in faccia, piuttosto che buttarti a volo d’angelo da sola ancora prima.
Io ci provo ad essere ottimista. Ci provo ad aver fiducia nelle persone, a non essere diffidente e non aver paura di essere irrimediabilmente ferita, ma poi… Goddess, poi tutti i coglioni capitano a me!
Sono una bella ragazza – questo è ciò che mi dice la gente ed un po’, ormai, me ne sono convinta – sono, come mi ha definito un ragazzo poco tempo fa “simpatica, colta e con dell’umorismo e del sarcasmo notevole. Hai la lingua biforcuta, ma le tue risposte orgogliose mostrano la forza che c’è in te ed anche la tua fragilità. Sei un tipo in gamba, ed una ragazza davvero bellissima.”
Credo di non averlo ringraziato abbastanza, quel tipo. Mi sono limitata a schernirmi, perché i complimenti, come sempre, mi destabilizzano. Non so mai che rispondere.
Comunque…
Ora, perché mi ritrovo sempre a sentirmi, invece, un pesce fuor d’acqua?
Dio, è così frustrante e triste metter su la faccia sorridente ogni volta che esco, ridere ed essere di compagnia quando tutto attorno a me è sfocato e privo di spessore.
Mi sento sempre nel posto sbagliato e nell’epoca sbagliata.
Non mi piace bere alcolici, fare la smorfiosa e comportarmi da troia – passatemi il “francesismo”, ma quando ce vo’, ce vo’. Per me il sesso non è un gioco e non vado a letto con qualcuno solo per fare attività fisica, ci pensano i chilometri che macino col running.
Non mi piace fare l’oca senza cervello, ridere a battute pessime e passare la serata tra una canna ed un drink. Io non faccio parte di questo schifo di generazione.

“Da quando il sesso è diventato facile, l’amore è divenuto impossibile.”
Sacrosante parole.
Ho letto questa “massima” su non mi ricordo quale social, ma ricordo perfettamente il senso di comprensione che è scaturito in me mentre, per dieci minuti buoni, leggevo questa frase.
Non mi interessa se sembrerò una sfigata-frigida, ma non mi piace aprire le gambe per sport.
Eppure, terrorizzata come sono dall’amore, questa sarebbe la via più facile, no?
Sono una contraddizione unica, che volete che vi dica, ma rimango del mio parere.
Quello che ho fatto, faccio e continuerò a fare sarà sempre dettato da un sentimento.

Io non sono come la maggior parte delle ragazze della mia età.
Preferisco passare il sabato sera nella biblioteca della mia città dove si organizzano incontri nei quali si leggono le poesie di Leopardi accompagnate al pianoforte dai Notturni di Chopin. Il venerdì sera preferisco passarlo a teatro tra balletti ed opere shakespeariane. Piuttosto che andare in discoteca a sentirmi fracassare i timpani da quel rumore, preferisco ascoltare Mozart, Beethoven, Shostakovich, Chopin, Brahms, Verdi, Bach, Saint-Saëns, Mussorgsky, Prokofiev, Tchaikovsky; la musica d’ambiente neoclassica degli Ashram e degli Apocalyptica, quella gotica dei Nox Arcana; il Rock and Roll di Elvis Presley; gli assoli dei Dire Straits, di Simon and Garfunkel, di Slash nelle mitiche ballate dei Guns and Roses; le canzoni rivoluzionarie dei Bauhaus, dei Joy Division, di David Bowie; la musica neogotica dei Within Temptation, dei Nightwish, degli Him con la voce roca e sensuale di Ville Valo; le splendide melodie di Ryuichi Sakamoto, Keiko Matsui, Einaudi ed Yiruma…
Preferisco perdermi tra le pagine bianche di word o, meglio ancora, di un quadernetto ormai quasi pieno, vergare le parole, una dopo l’altra, col nero dell’inchiostro piuttosto che perdermi sul fondo di un bicchiere.
Sarò strana, sarò diversa… Sarò quel che sarò, ma questa sono io, punto.

E questo io ora si sente un po’ più leggero, finalmente.
Ancora in collera col mondo e con l’ingiustizia, ma le parole uscite dalla mia testa e trascritte su questa pagina hanno lasciato un po’ di spazio al conforto, quel conforto strano che ti prende quando ti sfoghi, quel senso di svuotamento che, però, ti fa tirare il respiro per qualche minuto, respiro che tirerò anche io fino alla prossima volta in cui tutti i miei pensieri staranno per eruttare dalla mia mente ed io avrò bisogno di una pagina bianca, di smettere le mie mille maschere e di essere solo me stessa; perché la vera me stessa nel mondo sarebbe calpestata da tutte quelle anime nere che ci vivono, la vera me stessa non esiste che tra queste pagine, quando torna a casa e smette i panni della ragazza felice, solare e col sorriso sulle labbra ogni volta che qualcuno la guarda; ma se davvero qualcuno anziché guardarla si decidesse ad osservarla… Beh, allora vedrebbe la tristezza, lo sconforto ed il senso di non appartenenza che le attanagliano la cassa toracica, vedrebbe dietro i falsi sorrisi e le false risate, vedrebbe dietro le maschere di cristallo che tutti i giorni indossa.

Dove sei, osservatore?

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In questa giornata di pioggia mi sono persa tra i miei pensieri, riflettendo su cosa sia l’amore in realtà..
L’amore.. l’amore.. l’amore è qualcosa di puro. Deve essere vissuto come tale altrimenti amore non è.
Riflettendo su ciò che mi circonda e su come io stessa veda l’amore e su come mi ci comporti invece, ho capito che sono una stupida.
Arrivata alla mia età dovrei avere il mio bel bagaglio culturale sull’amore,  e invece mi ritrovo come bloccata. Bloccata ai miei diciassette anni. Bloccata nella mia adolescenza quando non era il momento di impegnarsi, quando una famiglia era qualcosa di così lontano, quando le responsabilità erano solo parole al vento e quando l’amore ti faceva piangere per delle sciocchezze. Ecco, io mi sento ancora così. Ferma in quello spazio temporale. Ferma in una bolla.

Quando vedo le mie amiche che vanno a convivere, chi si sposa, chi ha già dei figli e chi ne pianifica uno.. mi sento fuori dal mondo. Come se loro stessero affrettando i tempi, incoscienti di ciò che loro aspetta. Come se fossero ancora “troppo piccoli” per tutto ciò.
Eppure, l’unica rimasta piccola qui, sono io.

Il lavoro mi sembra qualcosa di temporaneo, come se fosse il classico stage di un paio di settimane che fai gli ultimi anni di liceo.
L’idea di andare a vivere da sola mi sembra assurda – sebbene la voglia di privacy sia tanta. Pagare le bollette, pagare un mutuo, dover fare la spesa.. sono cose alle quasi penso marginalmente, perché cose non mie, che non mi toccano. È come se una ragazzina delle superiori  di quindici anni decidesse di andare a vivere per conto suo. È sciocco e impensabile. Ecco, io sono rimasta lì. Tra i corridoi delle superiori.

Nell’amore è lo stesso. Non riesco a vedere le relazioni come qualcosa di stabile, qualcosa che farà parte del mio futuro. Non riesco a vedere un uomo come il mio compagno di vita o il padre dei miei figli.
Ancora oggi quando sento parlare alcuni amici di qualcuno dicendo la sua età, se supera i venti mi sembra un adulto. Poi mi ricordo che io i venti li ho ben superati. Perché mi sento ancora così piccola? Perché non riesco a vedere le cose per come sono?
Perché m’incasino in amori impossibili, amori platonici o amori troppo idealizzati? Perché non riesco a vedere tutto in modo più chiaro?
Sono attratta dalle persone che mi stanno attorno per mia volontà o per semplice forza d’attrazione? È qualcosa che parte dai miei sentimenti o è semplicemente qualcosa di scientifico? Accade per mio volere o per natura del nostro cosmo?

Ecco perché sono tanto confusa. Mi sento un’adolescente.
Spesso penso di dover prendere una pausa e resettare la mia vita, indirizzandola verso ciò che mi appaga.
Ho sempre pensato che i personaggi “stereotipati” di Pirandello fossero così stupidi e convenzionali. Quelli che indossano le maschere per meglio vivere nel nostro mondo. Ho sempre concordato con lui, dicendo che avrei preferito essere considerata una specie di pazza piuttosto che omologarmi alle regole di questa società. Ho sempre creduto di essere una persona che non indossa maschere.. e invece..
Leggo spesso i suoi testi perché mi sento capita dal suo pensiero, poi, però, mi rendo conto di una cosa: io non sono il personaggio-eccezione di Pirandello, colui che ci insegna la sua morale. No, io sono lo stereotipo. Vivo anche io secondo le convenzioni di questa stupida società. La mattina mi alzo e cerco la maschera adatta da indossare al lavoro, invece che il pantalone o la maglia. È così frustrante.

Vorrei essere libera. Vorrei partire e andare via da un paese che ormai è solo l’ombra di se stesso. Vorrei cambiare, vorrei cambiarmi. Ma non ci riesco. Ricado sempre negli stessi errori. “Errare è umano ma perseverare è diabolico”. Dovrei farmelo tatuare, magari in quel modo lo ricorderei più spesso.

Cosa fare dunque? Come comportarmi? Come uscire da questo buco nero? Come far capire a me stessa che non ho più diciassette anni, che è tempo di capire cosa voglio dalla vita e fare tutto ciò che è in mio possesso per ottenerlo, come fare?

Come fare a lasciar perdere amori impossibili o persone comode e andare, invece, alla ricerca di qualcosa di più puro, che possa davvero rendermi felice?

Se qualcuno di voi ha le risposte a queste domande, vi prego, postatemele.

Forse, ho bisogno di un terapeuta.

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