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“Ho attraversato gli oceani del tempo per trovarti.”
Questa frase mi è sempre stata di grande impatto. Non importa quante volti io riguardi quel film, ogni volta che sento pronunciare questa frase mi sobbalza il cuore.

Bram Stoker’s Dracula, anno 1992 per la regia di Francis Ford Coppola. Un film che ho sempre amato e che continuo ad amare.
Ok, già vedo nasi storcersi. Lo so anche io, ci sono grandi differenze con il libro. Vero, verissimo.
Io parto sempre da questo presupposto:  il libro è il libro, il film è il film.
Il libro è un romanzo ottocentesco che inaugura il periodo di massimo splendore del genere gotico, dove i mostri della notte e non, sono visti solo in una chiave, quella mostruosa. Il film, invece, è un omaggio al genere ottocentesco conosciuto come romanticismo. I mostri vengono visti in chiave umana e trascendente, non sono più bestie che incarnano il moralismo di un’epoca in cui le donne dovevano essere “devote”, un’epoca in cui il sesso era un tabù e la differenza tra i sessi era ben più che marcata.  Il romanzo gotico utilizza la chiave mostruosa per poter bandire comportamenti e immoralità presenti nel periodo ottocentesco e non. Ogni mostro deve esser visto come la personificazione dell’immoralità tanto cara agli occidentali dell’epoca.

Il Dracula – libro – presenta un mostro senza traccia di umanità, che vive per il sangue e che non ha nessuna brama amorosa per la nostra Mina.
Monsieur Coppola, invece, ha voluto donare l’umanità al tanto temuto ed odiato Conte. Vi ha introdotto la vicenda della reincarnazione di Elisabeta – moglie di Dracula umano – e il suo amore puro e incontaminato che varca davvero l’oceano del tempo per ritrovare l’amata. Il film ci presenta un Dracula che vuole evitare le sofferenze al giovane Harker – nonostante suo nemico – cercando di impedirgli di visitare il castello – cosa che lui, ovviamente, non ascolta – per evitare di imbattersi nelle sue mogli e in chissà quali altre atrocità. Troviamo un Dracula spinto dalla forza del suo amore per la moglie, un Dracula umano che piange ogni qualvolta venga pronunciato il nome della sua “Principessa”. Un Dracula che non forza la giovane Mina ma che la corteggia, galantemente. Un Dracula restio alla dannazione della ragazza e un Dracula che si lascia uccidere pur di evitare le sofferenze eterne all’amata.

Per quanto adori il libro – ne ho più versioni sia in lingua che in italiano (soprattutto in italiano, del quale ho cinque o sei versioni, tradotte ognuna da diverse personalità) – devo ammettere che questa umanizzazione, questo filone romantico – inteso come corrente letteraria – mi affascina moltissimo.

L’eroe antieroe, l’amore che supera ogni confine, la bellezza così tanto decantata e la profondità dei sentimenti, mi travolge in maniera assoluta.

La frase che apre il post – che è anche il titolo del post stesso – è ciò che racchiude l’essenza del film e del personaggio principale.

Nonostante sia una divoratrice di romanzi gotici, non posso che essere travolta e affascinata da questo amore puro e sofferto.
Può un amore così potente esistere?
Tralasciamo la questione della reincarnazione  e dell’immortalità per un secondo (tanto la riprendo tra un attimo)  e parliamo solo del sentimento. Può davvero un sentimento essere così forte e duraturo? Può davvero esistere così tanto amore? Si può davvero amare in modo così assoluto e distruttivo qualcuno?

Se davvero così fosse, come si può perdere tutto?

Possibile che siamo su questa terra solo per un lasso di tempo così breve e che tutto ciò che proviamo venga perso nel nulla? Cosa c’è dopo? Dove finiscono questi sentimenti?

Se potessimo reincarnarci anche noi, andremmo alla ricerca del nostro amore passato?
Ogni volta che guardo questo film mi piace poter credere a quest’idea.
Non siamo solo un corpo che muore, un’anima che lascia la terra per qualsiasi posto ognuno di noi sia portato a credere. Non può essere così. Mi sembrerebbe davvero una presa in giro. Tutta la sofferenza, tutto il dolore, le lezioni imparate, l’amore donato e l’amore ricevuto.. non può essere cancellato tutto così..

Mah, forse mi lascio travolgere troppo. Saranno le musiche, i costumi, le battute.. non so, sarà che mi identifico sempre in qualcuno quando guardo i film o leggo i libri, sarà che sono maledettamente empatica.. Sarà quel che sarà, ma io amo questo Dracula. Invidio la donna da lui così amata.

A volte vorrei essere anche io immortale, c’è così tanto da imparare e così poco tempo per apprendere..

Bene, dopo questo strano post vi lascio un video stupendo che ho, casualmente, trovato sul tubo.
La canzone è una cover degli H.I.M. – Join me in death – cantata qui dal gruppo Gregorian insieme alla bravissima Sarah Brightman, e le scene sono invece tratte dal film di cui abbiamo appena parlato. Le scene mostrano la storia d’amore travolgente e tormentata della bella Mina e del maledetto Conte.

Alla prossima!

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Mmh.. riflessioni.
Ultimamente sto riflettendo troppo, la testa mi va a fuoco! Ahahahah
A parte gli scherzi, è un periodo davvero strano questo.. Penso e ripenso, penso e ripenso.. Non che sia una novità questa. Sono sempre stata così:  ore e ore a rimuginare sulle cose, giorni e giorni afflitta dallo stesso pensiero.. Il bello è che, dopo averci riflettuto una giornata, trovata una conclusione con tanto di consiglio finale, mi ritrovo il giorno dopo al punto di partenza! Come se la conclusione alla quale ero arrivata il giorno prima non fosse abbastanza, come se mancasse qualcosa, una parte.. Così rimugino e rimugino, con tanto di fronte corrucciata e rughe ben in evidenza.

Ultimamente sto addirittura peggiorando. Ogni qualvolta io mi ritrovi a riflettere sui miei comportamenti e sul mio modo di pensare, finisce che vado a ricercarne casi simili nella psicologia, i classici casi clinici. Cerco sempre una risposta, o meglio un movente, nella psicologia, scoprendo ogni giorno una fobia nuova o una qualche strana affezione della mia mente. Mi scopro ciclotimica se non con qualche disturbo bipolare, depressa, philophobica, chiraptofobica, ipocondriaca, ansiotica.. Un bel mix! Ogni giorno ne aggiungo una alla lista!

Secondo voi, da cosa deriva tutta questa paura? Da cosa deriva il voler cercare la radice in un male psicologico? È forse un voler scaricare la colpa su qualcosa di congenito e quindi non causato da noi stessi? È il cosiddetto capro espiatorio? Non so. Forse alla fine sono io stessa che me ne autoconvinco. Sono io stessa che mi son creata questo circolo vizioso.

Penso solo che..
Penso solo che penso troppo.

Eccomi qua, mentre continuo un paio di riflessioni che mi sono spuntate in testa ieri notte mentre ascolto “Here without you” dei Three Doors Down. Qualcosa di allegro, uh? Ahahahah

Ieri sera, mentre ero a letto, ho iniziato a pensare un po’ qua e là.. e mi sono rattristata. Ogni volta che mi metto a riflettere sui miei problemi esistenziali non trovo mai un’uscita, anzi, si complica ancor di più l’intricato labirinto di pensieri sconnessi che è la mia fragile mente. Riflettevo su ciò che voglio. Ciò che voglio dalle persone.

Ostrega, voglio provare un po’ di sentimento! E che cavolo! Ci rendiamo conto in quale cinico e freddo mondo viviamo? Io stessa sono arrivata a convincermi che è meglio mettere a tacere ogni emozione per evitare di star male. Non c’è sciocchezza più assurda.

La vita è emozioni. Qualsiasi, indistintamente. Se ci riduciamo in essere vuoti e senza sentimento, esseri che nulla può smuovere.. cosa siamo qui a fare? Le belle statuine? Ma sì, lasciamo che il tempo ci scorra tra le dita e che la nostra vita venga vissuta da altri, tanto ne abbiamo altre di vite, no? NO! Non ne abbiamo altre, anzi! La nostra vita è già limitata di suo, non possiamo sprecare il tempo fugace che ci rimane a reprimere le emozioni, richiuderle dietro un muro di maschere e diffidenza. Non possiamo. Stiamo sprecando la nostra esistenza.

Viviamo. Viviamo tutto. Ogni emozione, non lasciamo che ci sfuggano dalle mani!
Pensate ai vostri ricordi. Essi si imprimono nella nostra mente con un’impronta, una differente dall’altra. Quell’impronta è l’insieme delle emozioni provate in quel dato momento. Sono le emozioni che rendono quel momento degno di essere ricordato. Un ricordo è fatto di emozioni. Se non ci lasciamo trasportare da questi sentimenti, quali emozioni possiamo provare? Senza emozioni, quali ricordi possiamo creare? Senza ricordi, che vita abbiamo vissuto? Una vita che non vale la pena di essere ricordata.
Quindi.. buttiamoci! Chi se ne frega se tutto finirà domani, godiamoci il momento!
Viviamoci tutto quello che la vita ci offre e facciamo tesoro di ogni singola emozione.
Cerchiamo ciò di cui abbiamo bisogno! Siamo avidi di emozioni e sentimenti! Prendiamoci ciò che necessitiamo!

Proprio su questo continuo a riflettere.. vivere le emozioni, lasciarsi trasportare..
Porca miseria, voglio un amore che mi consumi!
Voglio un amore che mi divori, che mi faccia a pezzi. Un amore che mi distrugga.
Sì, voglio un amore che mi distrugga.
Un amore che abbatta ogni mio muro e che amplifichi le mie emozioni. Un amore che mi faccia sentire lo stomaco che si contorce. Un amore che faccia cadere ogni mia convinzione. Un amore che distrugga il mio essere.
Un amore che abbatta tutte le mie maschere e che mi faccia provare dolore.

Voglio essere distrutta da quest’amore e rinascere dalle mie ceneri.
Voglio un amore che mi faccia imparare ad amare e lasciarmi amare.

Voglio, voglio eh? Sì, voglio. Pretendo. Esigo.
Lo pretendo, perché ognuno di noi si merita un amore così potente da distruggere ogni cosa.
Voglio sentirmi cadere.. e trovare qualcuno pronto a prendermi al volo, dopo avermi spinta.

Non so se riesco ad esprimere davvero questo concetto. Mi sento un po’ come un esponente del dolce stil novo.. l’ineffabile sta colpendo anche a me..

L’amore di cui vi sto parlando è quell’amore così forte da far crollare ogni vostra difesa, ogni vostra certezza, ogni vostra sicurezza.. il tutto per poi ricostruirle a quattro mani. Un amore capace di spezzarti e di rimetterti in senso, di strapparti e ricucirti. Un amore dannato? No, un amore vero, che ti consumi lentamente dall’interno.. che ti faccia sentire le emozioni provenire dalle viscere del tuo corpo.. che le faccia sentire tue..

Voglio un amore che mi distrugga..

Dopo una giornata passata al sole, sotto ventisette afosi gradi.. ho bisogno di scrivere un po’ e ristorarmi al fresco della mia camera. Ma come si può sopravvivere con questo caldo? A me sembra di svenire! Mi sento tanto un ghiacciolino al sole.. mi sciolgo!

Mah, quanto vale una bella giornata con il sole che tramonta alle quattro di pomeriggio, con l’aria pungente che ti coccola il viso e con la foschia tipica del nord che crea un’atmosfera leggermente.. spettrale. Quelle sì che sono belle giornate! ;)

Bene, oggi ho deciso di scrivere qualcosa sulla famiglia.
La mia domanda – ve la faccio subito – è questa: secondo voi, siamo inconsciamente obbligati dalla nostra morale a seguire le orme dei nostri genitori?
Mi spiego. Ho sempre creduto che, nonostante la famiglia ti crescesse secondo le proprie regole ed abitudini, ognuno di noi, raggiunta un’età matura, sarebbe stato in grado – e avrebbe avuto la possibilità – di scegliere la propria strada. Ma, forse, così non è.

Scendiamo nei dettagli e negli esempi.

La religione.
Parto subito con l’argomento scottante.
Siamo obbligati dal nostro inconscio a seguire la religione seguita dai nostri stessi genitori? È normale che, nato un figlio, un genitore lo cresca secondo la propria religione e fede. Fin qui ci siamo. Ma quello che mi chiedo io è.. è obbligato il bambino divenuto adulto a continuare a seguire quell’educazione in materia religiosa?
Facciamo un esempio pratico. La religione più comune qui in Italia è il cattolicesimo. Una famiglia cresce il proprio figlio secondo il cattolicesimo poiché la loro fede. È normale tutto ciò. I genitori vogliono insegnare ciò che LORO ritengo migliore, giusto? Il bambino cresce con la fede cattolica, con un credo cattolico e segue tutto ciò che nel cattolicesimo c’è da seguire. Arriva, però, un momento in cui, abbastanza maturo, il bambino divenuto adulto si avvicina ad un’altra religione. Una qualsiasi. La scopre, la conosce, la comprende. Capisce che quella è la via per lui, o meglio, quella via ha scelto lui. Non siamo noi a rinnegare qualcosa, è quel qualcosa che lascia il posto a ciò che è giusto per noi. Non si smette di essere cristiani per volontà. Io non posso smettere nel credere che un giorno moriremo e iniziare a credere che ci reincarneremo da un momento all’altro, giusto? È la religione stessa che ci sceglie. La fede rimane sempre, si comprende solo di credere in qualcosa di diverso. Dunque, perché un genitore deve sentire tutto ciò come una mancanza di rispetto? Come un qualcosa di negativo? Come qualcosa di blasfemo? Non dovrebbe essere contento che il proprio figlio abbia trovato la via a lui più giusta? E invece.. si combatte, credendo che tutto questo sia contro Dio.
Secondo voi.. quel bambino divenuto adulto, al giorno d’oggi, è libero di raccontare e spiegare ai genitori che ha trovato la sua via? Che la religione dai suoi genitori seguita non fa per lui? È libero, o si sentirebbe colpevole del ferire i genitori? Colpevole. Si sentirebbe colpevole. Si sentirebbe giudicato colpevole da.. se stesso. Inconsciamente. O meglio, quasi inconsciamente. La società ci ha imposto parte di questa visione così da obbligarci moralmente a sentirci dei traditori.
Siamo davvero liberi di scegliere la cosa più importante ossia la nostra fede?

Sessualità
Altro argomento scottante.
Dunque, io parto dal presupposto che L’AMORE È AMORE, IN OGNI SUA FORMA. È puro e non fa discriminazioni.
Noi ci innamoriamo di una persona, non di un uomo o una donna. Ci innamoriamo della persona che sta dietro i genitali maschili o femminili. Il scegliere un uomo o una donna è un gusto puramente sessuale, l’amore è qualcosa di universale. Non fa distinzioni. L’innamorarsi non dipende da quello che la vostra lingerie contiene, ma da quello che una persona ha dentro.
Quindi, al bando le etichette. Noi ci innamoriamo di una persona, può essere donna, può essere uomo.
Non ci sono distinzioni, c’è solo il sentimento. Io posso essere attratta dagli uomini ma trovare in una donna la persona che mi rende felice. E questo dovrebbe bastare anzi.. dovrebbe essere l’essenziale.
Ora, nessuno di voi ha mai pensato a qualcuno del proprio sesso in maniera.. maliziosa? È capitato, e capita, a tutti. Soprattutto nell’adolescenza quando stiamo cercando la nostra strada dal punto di vista sessuale. Allora.. siamo tutti bisessuali? Ho fatto un sogno in cui facevo l’amore con una donna e sono una donna? Allora sono lesbica? Ho sognato una relazione con un uomo e sono un uomo? Allora sono gay? Queste benedette etichette.. ma perché vogliamo etichettare tutto? Una donna va a letto con un’altra donna? Chi meglio di una persona del nostro stesso sesso sa come farci provare piacere? Un uomo va a letto sia con donne che con uomini? Beh, non si fa mancare nulla.
Vedete, è sempre e solo di sesso che si parla. Queste etichette ci “etichettano” (scusate il gioco di parole) solo e soltanto in base al sesso della persona con cui facciamo l’amore. Non si parla di gay come un uomo che ama gli uomini, ma come un uomo che va a letto con altri uomini. Quanto siamo bigotti.
Siamo tutte persone che si innamorano di altre persone. Con chi andiamo a letto è affar nostro.. e anche di chi ci innamoriamo. La questione fondamentale è la felicità: non è una persona del sesso opposto che è giusta per noi ma chi ci rende FELICI-
Ora, dopo questa lunga premessa, chi di voi si sente libero di esprimere i propri gusti sessuali? Con gli amici, ad esempio. Avete mai parlato apertamente dei vostri gusti sessuali? Certo. Mentendo oppure solo se siete etero ossia “normali”. Si parla di sesso e gusti sessuali solo se questi sono considerati normali dagli altri. Ma se questi gusti diventano, agli occhi delle persone, “particolari”.. chi ne parla?
Perché siamo così obbligati a mentire ed omologarci? Il nostro senso di sopravvivenza e di decoro pubblico ci obbliga.
Decoro pubblico. Come se far l’amore fosse qualcosa di indecente. Ah, diventa indecente se andiamo a letto con persone del nostro sesso! L’avevo dimenticato.. Eeh, che tristezza.

Ora, dopo tutto quello che vi ho detto.. chi di voi pensa che io sia omosessuale o bisessuale? Almeno l’ottanta per cento, giusto? ecco la prova del nostro bigottismo intrinseco.

Bene, spero che questo mio post possa far ragionare chi ancora ha idee confuse.
Poi, ognuno è libero di pensare e fare ciò che vuole.. fino a quando se ne sta nel suo e non rompe le scatole agli altri :)

Aspetto le vostre critiche, anime!

In questa giornata di pioggia mi sono persa tra i miei pensieri, riflettendo su cosa sia l’amore in realtà..
L’amore.. l’amore.. l’amore è qualcosa di puro. Deve essere vissuto come tale altrimenti amore non è.
Riflettendo su ciò che mi circonda e su come io stessa veda l’amore e su come mi ci comporti invece, ho capito che sono una stupida.
Arrivata alla mia età dovrei avere il mio bel bagaglio culturale sull’amore,  e invece mi ritrovo come bloccata. Bloccata ai miei diciassette anni. Bloccata nella mia adolescenza quando non era il momento di impegnarsi, quando una famiglia era qualcosa di così lontano, quando le responsabilità erano solo parole al vento e quando l’amore ti faceva piangere per delle sciocchezze. Ecco, io mi sento ancora così. Ferma in quello spazio temporale. Ferma in una bolla.

Quando vedo le mie amiche che vanno a convivere, chi si sposa, chi ha già dei figli e chi ne pianifica uno.. mi sento fuori dal mondo. Come se loro stessero affrettando i tempi, incoscienti di ciò che loro aspetta. Come se fossero ancora “troppo piccoli” per tutto ciò.
Eppure, l’unica rimasta piccola qui, sono io.

Il lavoro mi sembra qualcosa di temporaneo, come se fosse il classico stage di un paio di settimane che fai gli ultimi anni di liceo.
L’idea di andare a vivere da sola mi sembra assurda – sebbene la voglia di privacy sia tanta. Pagare le bollette, pagare un mutuo, dover fare la spesa.. sono cose alle quasi penso marginalmente, perché cose non mie, che non mi toccano. È come se una ragazzina delle superiori  di quindici anni decidesse di andare a vivere per conto suo. È sciocco e impensabile. Ecco, io sono rimasta lì. Tra i corridoi delle superiori.

Nell’amore è lo stesso. Non riesco a vedere le relazioni come qualcosa di stabile, qualcosa che farà parte del mio futuro. Non riesco a vedere un uomo come il mio compagno di vita o il padre dei miei figli.
Ancora oggi quando sento parlare alcuni amici di qualcuno dicendo la sua età, se supera i venti mi sembra un adulto. Poi mi ricordo che io i venti li ho ben superati. Perché mi sento ancora così piccola? Perché non riesco a vedere le cose per come sono?
Perché m’incasino in amori impossibili, amori platonici o amori troppo idealizzati? Perché non riesco a vedere tutto in modo più chiaro?
Sono attratta dalle persone che mi stanno attorno per mia volontà o per semplice forza d’attrazione? È qualcosa che parte dai miei sentimenti o è semplicemente qualcosa di scientifico? Accade per mio volere o per natura del nostro cosmo?

Ecco perché sono tanto confusa. Mi sento un’adolescente.
Spesso penso di dover prendere una pausa e resettare la mia vita, indirizzandola verso ciò che mi appaga.
Ho sempre pensato che i personaggi “stereotipati” di Pirandello fossero così stupidi e convenzionali. Quelli che indossano le maschere per meglio vivere nel nostro mondo. Ho sempre concordato con lui, dicendo che avrei preferito essere considerata una specie di pazza piuttosto che omologarmi alle regole di questa società. Ho sempre creduto di essere una persona che non indossa maschere.. e invece..
Leggo spesso i suoi testi perché mi sento capita dal suo pensiero, poi, però, mi rendo conto di una cosa: io non sono il personaggio-eccezione di Pirandello, colui che ci insegna la sua morale. No, io sono lo stereotipo. Vivo anche io secondo le convenzioni di questa stupida società. La mattina mi alzo e cerco la maschera adatta da indossare al lavoro, invece che il pantalone o la maglia. È così frustrante.

Vorrei essere libera. Vorrei partire e andare via da un paese che ormai è solo l’ombra di se stesso. Vorrei cambiare, vorrei cambiarmi. Ma non ci riesco. Ricado sempre negli stessi errori. “Errare è umano ma perseverare è diabolico”. Dovrei farmelo tatuare, magari in quel modo lo ricorderei più spesso.

Cosa fare dunque? Come comportarmi? Come uscire da questo buco nero? Come far capire a me stessa che non ho più diciassette anni, che è tempo di capire cosa voglio dalla vita e fare tutto ciò che è in mio possesso per ottenerlo, come fare?

Come fare a lasciar perdere amori impossibili o persone comode e andare, invece, alla ricerca di qualcosa di più puro, che possa davvero rendermi felice?

Se qualcuno di voi ha le risposte a queste domande, vi prego, postatemele.

Forse, ho bisogno di un terapeuta.

Il vento sussurra mite al silenzio della sera,
la luna si insinua dolce nel manto celeste del crepuscolo.
Una melodia echeggia nell’aria,
dolce
e malinconica.
“Chiudi i tuoi occhi, sarai felice.”
Apro gli occhi, solo cielo.
Solo cielo davanti a me.
“Chiudi i tuoi occhi, sarai felice.
Aspetta che il vento del Nord spazzi via ogni paura,
la notte passerà in fretta,
sarai al sicuro tra le mie braccia.”
L’oscurità sta divorando i colori tenui del cielo davanti a me.

“Ho visto le tue lacrime scivolare
lungo il tuo bianco viso ogni notte.
L’oscurità le avvolgeva, le asciugava.
Ho visto la tua sofferenza alienare il tuo volto.
Avevi solo la notte a confortarti,
avevi solo la Luna ad indicarti la via,
avevi solo te stessa e le tue lacrime.
Ma ora è tutto finito.
Chiudi i tuoi occhi, sarai felice.”

Il sole è tramontato e il manto fresco della notte
sta scendendo.
“Guarda il cielo,
guarda i suoi colori.
Il celeste, il lilla, il rosa
ammantano gli astri e la natura,
le case e le persone.
Lasciati avvolgere,
lasciati cullare.
Non è più tempo di piangere.
Questa sarà l’ultima notte,
la nostra ultima notte.
La luce del mattino sta per risvegliarsi.
Lascia che risvegli anche te stessa,
lascia che risvegli ogni tua emozione.
Lascia che ti dia nuova vita.
Questi sono i nostri ultimi minuti,
basta nascondersi.”
Mi mancherai…

“Solo chiudi gli occhi. Sarai felice.”

Buona sera, anime!
Quanto tempo! È davvero molto che non si scrivo sul blog :(
Ultimamente ho perso un po’ la bussola, spero possiate perdonarmi ;)
Ogni tanto mi capita. Mi chiudo un po’ in me stessa e non ho le forze di far niente. Anche il mio romanzo sta andando un po’ a rilento. Nonostante abbia avuto una settimana piena d’ispirazione, non sono riuscita a scriverne nemmeno una parola. Sono in fase di stallo. Forse, però.. ne sto uscendo.Piano, piano ma ce la farò ;)

Intanto, questa sera, vi posto una poesia fresca, fresca. Scritta meno di dieci minuti fa.

Questa poesia è un po’ diversa. Forse non riuscirete a capirla alla prima lettura, ma sono sicura che alla fine tutto vi tornerà. Ormai avete capito un po’ com’è la mia mente contorta! Sapete cosa vi alberga.

Bene, ora vado a postarvi la poesia! Spero vi piaccia.