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Archive for the ‘Libri’ Category

Fabrice Dulac.

Conosciamo tutti questo nome.

Grande poeta, scrittore di versi splendidi che trasudano sensualità, mistero, orrore, seduzione e.. sangue. Le sue poesie sono un inno alla cultura gotica, una splendida cultura sensibile e creativa, che purtroppo viene vista male solo a causa..di cosa? dei vestiti? Della musica che ascoltano? Della loro straordinaria e profonda sensibilità? della loro capacità di vedere il “bello” anche in ciò che non è perfetto ma bensì diverso, strano?

Bene, questi goth hanno tutta la mia ammirazione.

Sarò che anche io mi considero un pò come tale, ma secondo me, questa cultura non andrebbe denigrata anzi, bisogneebbe guardare a loro come modello di accettazione della diversità, della sensibilità, del proprio essere. Della propria anima. Amo la moda goth, la musica goth, i libri gth, i disegni, dipinti e le architeture gotiche. Amo questa cultura perchè riesce a tirare fuori la mia vera essenza.

Come ho scritto nella mia tesi di maturità, che verteva proprio sul movimento gotico, ” In ognuno di noi c’è un lato oscuro: alcuni scelgono di sopprimerlo, altri invece scelgono di viverlo.

I goth lo vivono, e lo vivono con tutta la loro essenza! Per questo, tutta la mia ammirazione.

Tornando a Fabrice Dulac (prometto che approfondirò il tema “Mondo Goth” visto che lo amo molto e visto che credo che un pò tutti dovrebbero saperne di più).. chi era costui? Innanzitutto..era un uomo? Nelle sue poesie (che poi vi posterò) i sostantivi che si rivolgono all’autore sono quasi sempre al femminile, il che potrebbe alludere che forse Fabrice.. fosse una donna?

Fabrice, può indicare sia il nome maschile (Fabrizio) che il nome femminile (Fabrizia).. per questo non capisco. Tutti dicono che sia un uomo ma.. io non ho mai trovato nulla sulla sua vita navigando in internet! solo tre delle sue poesie…nient’altro! Qundi.. posso permettermi di avere una mia idea. Fabrice era una donna. Una donna stupenda, molto bella e con una grandissima qualità: era una donna estremamente sensibile, in grado di raccontare l’ineffabile. Le sue poesie sono così evocative! Sento il mio sangue mescolarsi ogni volta che le leggo! Ho davvero i brividi..

Quest’alone di mistero mi innervosisce.. ma allo stesso tempo mi stimola! Devo assolutamente sapere qualcosa in più di lui..e visto che la più grande risorsa al mondo, Internet, non mi è d’aiuto.. farò quello che avrei dovuto fare sin dall’inizio: andrò a fare ricerche.. ricerche vere. Ricerche sui libri. Oh, l’odore dei libri! E’ inconfindibile.. aspro, secco..e così confortevole! Girerò biblioteche e librerie alla ricerca di materiale su questo poeta/poetessa e appena saprò qualcosa.. vi informerò subito! E’ davvero incredibile che non si riesca a trovare nulla su una personalità del genere. E’ davvero.. un’offesa.

Per onorare il suo grande talento, vi posto alcune sue poesie (quelle che sono riuscita a trvare!) sperando di stuzzicare la vostra curiosità e di indurvi a fare qualche ricerca… per conto vostro!

Buona Lettura ;)

 

IO SONO SANGUE

“Vedo un uomo:
la morte sorride dietro il suo viso.
Mi chiama a se con il vino.
Sono così stordita, così estasiata !
Rischierò forse la mia anima
per le sue carezze.
Perchè non stai lontano,tentatore?
Infiammata dai miei più oscuri desideri,
cieca,vedrei ancora le tue fiamme.

Vedo un uomo :
la morte si nasconde dietro il suo cappello.
Mi chiama a se con i sorrisi,
e il mio cuore è suo complice.
Perchè non batte forte quando è spaventato ?
Quanto tempo ancora prima che io sia al suo fianco ?

Vedo un uomo :
cinge la morte tra le braccia.
Il mio cuore sanguina tra i suoi palmi.
Sono indebolita,stremata….
E se lui mi baciasse….
Se mi avesse già baciato…”

 

 

OSCURO NEONATO

“Riesci a sentire il mio sangue ?
Si rimescola
bolle.
Immaginalo come uno sciroppo dolce e scuro
che vuole essere versato sulla carne.
Vieni a me ombra, demone oscuro,
scuoia la pelle dalle ossa,
prosciuga la mia anima dal nettare.
Nella tua oscurità, sono una nera farfalla
che vola delicata sulla tua rosa.
Vieni a me ombra, mio demone,
stacca le piume dalle mie ali,
tienimi sempre stretta al tuo cuore,
nella tua oscurità
io fiorisco.”

 

ENAGRA

“Tu che cammini con le ombre
il tuo cuore un fiore calpestato.
Sono qui.
Aspetto freddi baci
bramo la morte.
Riesci a sentire la mia anima?
Ho paura di te, di me.
Nel crepuscolo mi affretto:
la pioggia sul mio viso.
Ed eccoti sul mio collo,
le tue dita avide sui miei seni
i miei capezzoli come petali insanguinati.
Velami con le tue ali,
respirami,divorami,
lascia che io fluttui come il tuo fantasma.
Tu che cammini con le ombre,
lascia che il mio cuore sia il fiore calpestato nelle tue braccia.
Le mie unghie spine sulla tua schiena.
Sono qui.
Voglio le tue labbra,
assetata del tuo amore.
Sono qui.
Riesci a sentirmi?”

 

Dio. Ho ancora i brividi.Che splendide poesie! Sono così..così.. non ci sono parole per descriverne la bellezza.
Non ci sono parole.

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Questa notte ci dedicheremo agli haiku, brevi componimenti poetici tipici del Giappone. Sono splendide poesie che, in pochissimi versi, racchiudono grandi significati. Sono leggeri come la pioggia d’estate, e ognuno di noi ha una chiave di lettura tutta personale: ognuno comprende una “lezione di vita” dagli haiku, ed il tutto è molto soggettivo. Non si arriverà spesso ad una “conclusione unanime”. Credo che dipenda tutto dal nostro “animo”; dallo stato d’animo in cui ci troviamo mentre leggiamo, dal carattere, dalla formazione psicologica di una persona, dai nostri sogni, dalle nostre aspirazioni, dai nostri progetti… e dalla nostra vita stessa. Ne stavo leggendo uno con mia sorella questa sera, ed entrambe siamo giunte a conclusioni totalmente diverse. Questo perché abbiamo affrontato l’haiku con animo diverso. Questo perché io e lei siamo completamente diverse l’una dall’altra.
L’haiku è pura poesia dettata dal cuore, dal nostro spirito. Le mani scivolano, come la penna sul foglio, scorrono e imbrattano la pagina con segni neri – parole. Parole che sono frutto della nostra anima e dei nostri sentimenti. E quei sentimenti vengono rubati dall’inchiostro, che subito riesce ad imprimerli sulla carta… veloce, come un refolo di vento fresco ruba l’ultima foglia all’albero ormai spoglio.
Volevo inizialmente scrivere un haiku al giorno, e così farò. Ma questa sera ne scriverò qualcuno in più; li ho appena trovati in un libro (Poesie Zen, Newton Compton) assieme a poesie di grandi maestri cinesi e giapponesi (che posterò a breve).
Ecco alcuni degli haiku che mi hanno molto colpita questa notte. Chissà, magari dipenderà dal mio stato d’animo. Purtroppo non sono riuscita a trovare l’edizione originale in ideogrammi giapponesi; vi posterò, dunque, solo la traduzione in italiano. Comprerò alcuni libri con testo giapponese a fronte (il più presto possibile). Amo quella scrittura. È… arte. È pittura, disegno. È splendida. Presto, dunque, potrò postare il testo in lingua scritto sia con ideogrammi, sia con i nostri caratteri occidentali – più la traduzione in italiano (spero presto!)
Ora, prima di scrivervi gli haiku, ecco qualche breve cenno su questa pratica.

Un haiku (俳句, pronuncia giapponese /haikɯ/ con tono basso su /ha/ e tono alto su /ikɯ/, e opzionalmente con abbassamento tonale alla fine, nella catena parlata; pronuncia italiana /‘(h)aiku/ o /(h)ai’ku/) è un componimento poetico di tre versi caratterizzati da cinque, sette e ancora cinque sillabe. È una poesia dai toni semplici che elimina i fronzoli lessicali e le congiunzioni e trae la sua forza dalle suggestioni della natura e le sue stagioni. L’haiku fu creato in Giappone nel secolo XVII e deriva dal tanka, componimento poetico di 31 sillabe (o meglio, 31 morae) che risale già al IV secolo. Il tanka è formato da 5 versi di 5-7-5-7-7 morae rispettivamente. Eliminando gli ultimi due versi si è formato l’haiku. Per l’estrema brevità richiede una grande sintesi di pensiero e d’immagine. Tradizionalmente l’ultimo verso è il cosiddetto riferimento stagionale o kigo, cioè un accenno alla stagione che definisce il momento dell’anno in cui viene composta o al quale è dedicata. Soggetto dell’haiku sono scene rapide ed intense che rappresentano, in genere, la natura e le emozioni che esse lasciano nell’animo dell’haijin (il poeta). La mancanza di nessi evidenti tra i versi lascia spazio ad un vuoto ricco di suggestioni, quasi come una traccia che sta al lettore completare.Gli haiku tradizionali non hanno alcun titolo.

Tra i maggiori poeti di haiku si ricordano Matsuo Bashō, Yosa Buson, Kobayashi Issa, Masaoka Shiki, Chiyo.

(da http://it.wikipedia.org/wiki/Haiku)

Ecco ora, gli haiku che più mi hanno colpita questa notte. Leggeteli, e lasciate che entrino dentro di voi. Riflettete su queste poche e brevi parole.

 

Vieni, andiamo,

guardiamo la neve

fino a restarne sepolti

 

(Matsuo Bashō)

 

        ~ 

Vieni, vedi

i fiori veri

di questo mondo doloroso.

 

 

(Matsuo Bashō)

 

 

       ~

Luna d’autunno,

marea spumeggiante

che arriva fino al cancello

 

(Matsuo Bashō)

 

       ~

 

Tomba, piegata

al vento d’autunno –

i miei singhiozzi

 

(Matsuo Bashō)

 

       ~

 

Possa chi porta

fiori questa notte,

avere la luce della luna

 

(Takarai Kikaku)

 

      ~

 

Sugli iris,

lento planare

d’un nibbio

 

(Yosa Buson)

 

      ~

 

Miglia il gelo –

sul lago

la luna è solo mia

 

(Yosa Buson)

 

      ~

 

Stanotte anche a te

si fa violenza,

luna d’autunno

 

(Kobayashi Issa)

 

      ~

 

Breve notte –

un fiore scarlatto

sulla cime della vite

(Kobayashi Issa)

 

      ~

 

Non scordare:

noi camminiamo sopra l’inferno,

guardando i fiori

 

(Kobayashi Issa)

 

       ~

 

Distesa di rugiada,

i semi dell’inferno

sono gettati

 

(Kobayashi Issa)

 

       ~

 

Vi sono scorciatoie

nel cielo,

luna d’estate?

 

(Den Sute-jo)

 

       ~

 

Dopo il sogno

com’è reale

l’iris

 

(Haikaishi Sono-jo)

 

       ~

 

Tarda primavera

rosa che impallidisce,

amaro rabarbaro

 

(Yamaguchi Sodo)

 

       ~

 

Buddha

fiori di ciliegio

nel chiaro di luna

 

(Hachimantai Haitsu)

 

        ~

 

Il tetto s’è bruciato –

ora

posso vedere la luna

 

(Mizuta Masahide)

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