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Archive for agosto 2013

Titolo: citazione del grande Luigi Pirandello.

Ho sempre creduto che, finita la scuola, si sarebbe aperta davanti la mia strada, quella giusta, quella pronta per me.
Ho sempre creduto che finita la scuola sarei divenuta adulta, responsabile, indipendente, autonoma.
Invece… Invece mi ritrovo a sentirmi un’eterna adolescente.
Mi sento ancora quella diciassettenne che riponeva speranza e fiducia nel futuro, senza rendermi conto che quel futuro è arrivato ed è divenuto già passato.
Vedo amici ed amiche sposarsi, andare a convivere, metter su famiglia… Ogni giorno una è incinta, un’altra si sposa, un altro fa progetti di vita. Ed io mi sento piccola.
“Sono troppo giovane per andare a convivere!”
“Sono troppo giovane per sposarmi!”
“Sono troppo giovane per metter su famiglia!”
Il tutto ancora nell’ottica che il futuro che programmo non sia arrivato, che ho tempo; ma di tempo non ce n’è mai abbastanza.
Quelli che, più grandi di me, staranno leggendo queste parole mi prenderanno per una stupida. “Sei giovane veramente a ventiquattro anni” staranno pensando; eppure, quando mi fermo a riflettere capisco che il mondo sta andando avanti senza di me, che il tempo scorre lasciandomi indietro.
Ancora penso a cosa farò quando sarò grande.
Il tempo passa ed io resto ferma, immota, immutata ed immutabile.
I mesi trascorrono, gli anni passano ed io mi ritrovo ad avere un pugno di mosche in mano.

L’altro giorno guardavo un film in televisione. Parlava di due vecchie compagne di classe un po’ svampite che intraprendevano un viaggio per recarsi alla reunion dei compagni di scuola, la famosa rimpatriata dei “10 anni dopo”.
Ho provato a mettermi nei loro panni. Non sono ancora passati dieci anni per me dalla fine del liceo ma, ora come ora, cos’avrei da raccontare io?
Dal punto di vista sentimentale sono regredita a stadio elementari. Mi conosco, so che andrò peggiorando nel mio cinismo e continuerò a rifugiarmi nei libri fino a quando non morirò in una vecchia casa di campagna, circondata da decine di gatti che soffriranno la fame quando me ne andrò.
Punto di vista lavorativo? Mi verrebbe da ridere, ma sarebbe una risata amara.
Cosa fa questa blogger nella sua vita?
Legge, scrive romanzi, racconti e poesie, e dirige un magazine online no profit di cultura asiatica.
Bello. E sarebbe bello davvero se fosse qualcosa di concreto.
Se l’essere articolista e caporedattrice di questa splendida rivista fosse un lavoro, ad esempio.
La questione è una sola: aiutati che Dio ti aiuta.
Ora io mi chiedo, tutto il sacrosanto sbattimento che sto facendo da quando i miei genitori hanno deciso di mettermi al mondo non è ancora servito per darti un’idea generale del mio aiutarmi? Dov’è finita la tua parte, Dio? Io mi sto dando da fare, ma il tuo aiuto mica lo vedo!
Poi mi chiedono se sono cattolica/cristiana/ortodossa/buddista e chi più ne ha, più ne metta.
Sono sincretista. Credo in molte cose e credo soprattutto nella natura, nella Luna e nella magia.
Sono pagana, cristiana, buddista, wiccan, strega… Chiamatemi come volete. Sono una che crede in un Dio cristiano, buddista, taoista ecc. ma che è stufa di non vedere mai un aiuto concreto, che è stufa di vedere come la meritocrazia sia un termine in disuso anche nella fede.

Potrebbe andare peggio, mi dico spesso. Potrebbe andare molto peggio.
È vero, ma potrebbe anche andare meglio, cacchio! Molto meglio.
Ora, io sono una pessimista e fatalista per natura, però… A creder sempre che, alla fin fine, meglio stare così che stare peggio, che ci guadagno? Meglio essere ottimista e poi ricadere al suolo quando la realtà ti sbatterà il suo schifo in faccia, piuttosto che buttarti a volo d’angelo da sola ancora prima.
Io ci provo ad essere ottimista. Ci provo ad aver fiducia nelle persone, a non essere diffidente e non aver paura di essere irrimediabilmente ferita, ma poi… Goddess, poi tutti i coglioni capitano a me!
Sono una bella ragazza – questo è ciò che mi dice la gente ed un po’, ormai, me ne sono convinta – sono, come mi ha definito un ragazzo poco tempo fa “simpatica, colta e con dell’umorismo e del sarcasmo notevole. Hai la lingua biforcuta, ma le tue risposte orgogliose mostrano la forza che c’è in te ed anche la tua fragilità. Sei un tipo in gamba, ed una ragazza davvero bellissima.”
Credo di non averlo ringraziato abbastanza, quel tipo. Mi sono limitata a schernirmi, perché i complimenti, come sempre, mi destabilizzano. Non so mai che rispondere.
Comunque…
Ora, perché mi ritrovo sempre a sentirmi, invece, un pesce fuor d’acqua?
Dio, è così frustrante e triste metter su la faccia sorridente ogni volta che esco, ridere ed essere di compagnia quando tutto attorno a me è sfocato e privo di spessore.
Mi sento sempre nel posto sbagliato e nell’epoca sbagliata.
Non mi piace bere alcolici, fare la smorfiosa e comportarmi da troia – passatemi il “francesismo”, ma quando ce vo’, ce vo’. Per me il sesso non è un gioco e non vado a letto con qualcuno solo per fare attività fisica, ci pensano i chilometri che macino col running.
Non mi piace fare l’oca senza cervello, ridere a battute pessime e passare la serata tra una canna ed un drink. Io non faccio parte di questo schifo di generazione.

“Da quando il sesso è diventato facile, l’amore è divenuto impossibile.”
Sacrosante parole.
Ho letto questa “massima” su non mi ricordo quale social, ma ricordo perfettamente il senso di comprensione che è scaturito in me mentre, per dieci minuti buoni, leggevo questa frase.
Non mi interessa se sembrerò una sfigata-frigida, ma non mi piace aprire le gambe per sport.
Eppure, terrorizzata come sono dall’amore, questa sarebbe la via più facile, no?
Sono una contraddizione unica, che volete che vi dica, ma rimango del mio parere.
Quello che ho fatto, faccio e continuerò a fare sarà sempre dettato da un sentimento.

Io non sono come la maggior parte delle ragazze della mia età.
Preferisco passare il sabato sera nella biblioteca della mia città dove si organizzano incontri nei quali si leggono le poesie di Leopardi accompagnate al pianoforte dai Notturni di Chopin. Il venerdì sera preferisco passarlo a teatro tra balletti ed opere shakespeariane. Piuttosto che andare in discoteca a sentirmi fracassare i timpani da quel rumore, preferisco ascoltare Mozart, Beethoven, Shostakovich, Chopin, Brahms, Verdi, Bach, Saint-Saëns, Mussorgsky, Prokofiev, Tchaikovsky; la musica d’ambiente neoclassica degli Ashram e degli Apocalyptica, quella gotica dei Nox Arcana; il Rock and Roll di Elvis Presley; gli assoli dei Dire Straits, di Simon and Garfunkel, di Slash nelle mitiche ballate dei Guns and Roses; le canzoni rivoluzionarie dei Bauhaus, dei Joy Division, di David Bowie; la musica neogotica dei Within Temptation, dei Nightwish, degli Him con la voce roca e sensuale di Ville Valo; le splendide melodie di Ryuichi Sakamoto, Keiko Matsui, Einaudi ed Yiruma…
Preferisco perdermi tra le pagine bianche di word o, meglio ancora, di un quadernetto ormai quasi pieno, vergare le parole, una dopo l’altra, col nero dell’inchiostro piuttosto che perdermi sul fondo di un bicchiere.
Sarò strana, sarò diversa… Sarò quel che sarò, ma questa sono io, punto.

E questo io ora si sente un po’ più leggero, finalmente.
Ancora in collera col mondo e con l’ingiustizia, ma le parole uscite dalla mia testa e trascritte su questa pagina hanno lasciato un po’ di spazio al conforto, quel conforto strano che ti prende quando ti sfoghi, quel senso di svuotamento che, però, ti fa tirare il respiro per qualche minuto, respiro che tirerò anche io fino alla prossima volta in cui tutti i miei pensieri staranno per eruttare dalla mia mente ed io avrò bisogno di una pagina bianca, di smettere le mie mille maschere e di essere solo me stessa; perché la vera me stessa nel mondo sarebbe calpestata da tutte quelle anime nere che ci vivono, la vera me stessa non esiste che tra queste pagine, quando torna a casa e smette i panni della ragazza felice, solare e col sorriso sulle labbra ogni volta che qualcuno la guarda; ma se davvero qualcuno anziché guardarla si decidesse ad osservarla… Beh, allora vedrebbe la tristezza, lo sconforto ed il senso di non appartenenza che le attanagliano la cassa toracica, vedrebbe dietro i falsi sorrisi e le false risate, vedrebbe dietro le maschere di cristallo che tutti i giorni indossa.

Dove sei, osservatore?

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Sognando Londra

London.
Come potete ben vedere dal titolo, il mio sogno più grande – almeno al momento, dopo quello di divenir scrittrice, of course – è quello di mollare tutto, ciapare il primo aereo per Londra con quattro cose nella valigia – ed un libro, ovviamente – e ricominciare daccapo, la volta giusta.

Quanti di noi sognano una cosa del genere? Abbandonare quella che vediamo e sentiamo come una vita di costrizioni, soffocante e senza stimoli, per andare via, lontano – più o meno – e trovare finalmente quel famoso posto di cui tutti parlano: il nostro, il nostro posto nel mondo.

A giugno ho finito di lavorare. L’azienda per cui ero impiegata ha avuto dei problemi di locazione e non so che fine abbia fatto. Peccato, era un bel progetto, giovane e con tante possibilità.
Uno dice «Ma dannazione, a malapena trovi qualcosa che si possa definire lavoro e questo “se ne va” così, senza preavviso?»
Già, perché la qui presente l’ha saputo circa tre giorni prima di dover levare le tende, dopo che due sere prima aveva versato il denaro per il viaggio a Londra che da tempo programmava e per il quale da tempo risparmiava.
Fantastico! Lo stipendio era una miseria e mi sarebbe servito anche quello dei mesi successivi per starci dentro, ed invece mi sono ritrovata con le chiappette per terra nel giro di settantadue ore.
Una meraviglia, non c’è che dire.
«Non mollare, ce la farai.» mi son detta. «Conosci tre lingue straniere, utilizzi il pc ed i suoi componenti come fossi il polipo della pubblicità di quel sito di prenotazione, sei giovane, sveglia e con voglia di fare… Non abbatterti.»
È vero. Sono giovane ed ho una buona conoscenza di ben tre lingue straniere, ma – a quanto pare – se non sei l’amica della cugina della zia del fratello del cognato… Non vali nulla. È frustrante vedere persone che sanno a malapena contare avere un lavoro a tempo indeterminato, nel quale fanno niente tutto il giorno e prendono i loro bei soldini a fine mese, mentre tu ti sbatti per una miseria ed ora neppure quella, quando potresti dare cento volte più di loro – non è essere immodesta e presuntuosa, è essere realista perché, diciamocelo, sappiamo tutti quanto ognuno di noi valga, ed io valgo, come dice la pubblicità della Pantene. Era la Pantene? Non importa, continuiamo.
Alla fine, non credo di chiedere molto… Non intendo avere il sedere di trovare un lavoro superpagato, nel quale fare carriera senza muovere un dito e vivere di questo genere di rendita a vita facendo sì che il mio cervello si ammuffisca lentamente.
Vorrei solo trovare un lavoro che mi dia la possibilità di sfruttare le mie capacità, che mi faccia mettere un po’ di soldi da parte e – soprattutto – mi faccia ottenere quella dannata esperienza che tutti cercano ma che nessuno ha. Io voglio andare avanti con le mie forze e poter realizzare i miei sogni, e due di questi sono divenire una scrittrice ed andare a vivere a Londra.

Cosa fare per realizzarli? Nel primo caso, sto tentando. Credo molto nelle mie capacità, ma non si smette mai di imparare e migliorare. Per questo partecipo a concorsi e, nel frattempo, scrivo su vari siti di scrittura nei quali poter scambiare opinioni con gli altri iscritti. Per questo continuo a leggere come una forsennata… No, lo ammetto. Leggo perché adoro farlo u.u
Comunque, sto cercando di migliorare seguendo critiche e consigli, impegnandomi su più fronti e finendo il mio romanzo che, una volta terminato, lo giuro… Sarà spedito a tutte le case editrici che ho sempre sognato di vedere accanto al mio nome; perché, diciamocelo – again! – se la Mondadori ha pubblicato i libri della D’Urso, la mia quadrilogia deve pubblicarla per forza.
E per il secondo sogno? Dio, quanto mi piacerebbe prendere le poche centinaia di euro presenti sul mio conto ed andare via oggi stesso! Il problema? Quelle poche centinaia di euro mi darebbero un calcio nel didietro entro poche settimane ed io dovrei tornare a mani vuote e con l’animo sotto i piedi. Per questo cerco un lavoro. So, lo sento, che il mio posto non è qui… È in quella città che sento d’appartenere, è lì che ripongo i miei sogni di carriera, di vita, d’amore e chi più ne ha, più ne metta. Quella città mi ha rapito il cuore e se lo tiene ben stretto.

Non credete io sia un’ingrata che abbandona la propria famiglia inseguendo strambi sogni di gloria.
Amo la mia famiglia e lo scoglio più duro sarebbe proprio il distacco, però ho ventiquattro anni, è tempo che io mi allontani un po’ dalle mie radici, non staccandomene, solo allontanandomi, cercando finalmente la mia strada ed imboccandola.
Vorrei davvero trovare quel famigerato posticino nel mondo che è fatto per me, solo ed esclusivamente per me.
Vorrei realizzarmi e smetterla di sentirmi sempre nel posto sbagliato e nell’epoca sbagliata. Tutta questa frustrazione, questo malcontento… Tutto questo mi sta distruggendo. Ho voglia di vivere, vivere davvero. Perché, siamo onesti, fin’ora quasi tutti noi – parlo della maggior parte dei miei coetanei – stiamo solo sopravvivendo, arrancando in questa giungla che ci respinge.
L’Italia, ormai, è solo un nome ed un potenziale che mai verrà sfruttato. È divenuta una terra arida per noi giovani, non per colpa sua ma a causa di chi la governa.
Non c’è vita ora e non ce ne sarà nemmeno in un futuro abbastanza prossimo.
Non voglio ritrovarmi trentenne, con un lavoro saltuario, ancora a casa dei mie e con la frustrazione a fior di pelle.

Voglio una vita mia, una vera vita mia. Voglio poter essere indipendente, autonoma, svegliarmi la mattina sapendo di star mettendo ogni giorno un nuovo mattone per quella che sarà la mia vita.
Ora, purtroppo, mi sveglio solo pensando a quanto mi senta soffocare da questa situazione, a quanto io mi stia perdendo d’animo giorno dopo giorno, a quanto questo malcontento mi stia portando via,  alla deriva della mia vita.

Voglio cambiamenti, dannazione, e li avrò.

Voglio che la vita vera, quella a cui dicono di prepararci appena finita la scuola, si apra davanti a me con prospettive più rosee perché me lo merito, cacchio, ce lo meritiamo. Ce lo meritiamo, ragazzi, tutti noi.
Non perdiamoci d’animo.
Presto, il sogno di andarmene da qui, di mollare tutto sarà realtà. Lo sento.
Il giorno in cui prenderò un biglietto a caso per Londra, solo andata, è vicino. E quel giorno sarò libera.
Libera.
Finalmente.
Libera di sbagliare e capire, di fare la cosa giusta, di imparare e crescere, di avere delusioni e di essere felice.
Libera, solo libera.

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