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Archive for gennaio 2011

Ho bisogno di sperare

“Ho bisogno di sperare,
di credere
che ci sia qualcuno anche per me,
capace di amarmi
incondizionatamente,
che possa sostenermi
nei giorni bui e tristi.
Giorni come questo.
Ma ora non vedo nessuno,
solo vuoto
capace di riempirmi il cuore di lacrime.
Lacrime ormai poco visibili.

Se potessi piangere solo nel mio cuore
di questo dolore
che m’inonda la gola ad ogni
singolo respiro,
sembrerebbe quasi un peccato.

Ho bisogno di sperare che non
sarò sempre sola.
Ho bisogno di credere,
di credere in qualcuno,
qualcuno a cui affidare la mia anima.

Ma le tenebre mi stanno raggiungendo,
veloci, nella segretezza
delle emozioni ormai intaccata
da questi oscuri aghi che si celano
nel mio cuore.
Un cuore che batte,
ma che batte a stento ormai.

Riaffiora, così, un dolore antico
che provoca nuovi tagli e ferite profonde,
che riapre faglie immortali.

Ho bisogno di sperare,
trovare il pretesto per sopravvivere
ad una vita ormai vuota,
piena solo di inquietudini.”

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Al di là

“L’aria fredda sul mio viso,
in questa notte buia e silenziosa,
fresca e solitaria,
mi fa assopire in un’eterna apatia.
Il vento mi culla,
le foglie si muovono a ritmo
creando una sinfonia triste e melodiosa,
dolce e malinconica.
E questa melodia mi trasporta…
Al di là del tempo,
al di là del buio e della notte,
al di là della vita,
al di là della morte.”

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E questa sera… si torna alle origini! Giusto per un attimo, giusto pochi minuti. Giusto il tempo di riflettere e pensare. Giusto il tempo di tirare le somme e riproggetare. Riproggettare la mia vita. Prima di dare inizio a qualche di nuovo, bisogna spolvee i vecchi scheletri nell’armadio.. e sotterrarli. Finalmente.

Da oggi comincia il mio nuovo percorso. Ricordate i miei buoni propositi? Bene, ora voglio mettere su carta ( e stamparmelo bene in testa!) il cammino giusto per raggiungerli. Basta dire “poi”.. adesso! Ora! Altrimenti finirà che mi ritroverò quarantenne, piena di sogni e speranze che ormai non potrò più tramatura in esperienze. Ogni età ha la sua giusta dose di esperienza. E’ tempo che cominci le mie. Per questo, prima, voglio dissotterrare vecchi progetti e portarli alla luce. Non posso cominciare qualcosa di nuovo, se ai piedi ontinuo ad avere le catene del passato.

Questa sera la parte del capro espiatorio, del martire, della cavia (o come voleta chiamarla) sarà data in mano.. a due poesie. Due vecchie poesie facenti parte della raccolta Melancholy, vol.1. Sì, la mia prima raccolta. Ecco, loro saranno quella metafora fisica del “dissotterrare” vecchi progetti. Per gli scheletri nell’armadio ho deciso di scrivere un post tutto per loro. Perchè sì, sono molti e questo nuovo inizio voglio che cominci con il piede giusto.

Voglio precisare una cosa.. non abbandonerò la scrittura! Queste poesie non saranno le ultime.. anzi, saranno coloro che chiuderanno una porta nel mondo della scrittura per far posto all’apertura di un enorme e gigantesco portone. Perchè? Perchè ho il vizio di cominciare mille progetti e non terminarli. Perchè? Perchè voglio finire tutto quello che ho iniziato e ricominciare daccapo, con un’altra mentalità. Con dei progetti, utopici o realistici che siano, che diventeranno vere esperienze.

Lo so, probabilmente non ci state capendo niente. Probabilmente vi sto incasinando la mente. Il problema è che la mia mente è incasinata e allineare i pensieri per poterli scrivere a voi in modo più o meno comprensibile.. beh, è difficile. Ho così tante parole, così tante immagini, così tanti suoni nella mia mente.. Ma penso che questo lo possiate capire anche voi, vero? ;) In sostanza il fatto è questo: sono stanca di dire “se avessi fatto, se avessi detto.. no però farò, dirò, andrò..”. Basta. Adesso voglio dire solo “dico, faccio, vado..” Presemte. Solo ed esclusivamente presente. So che dentro di me ci sono tante potenzialità latenti, tanti talenti ( poco vanitosa, eh?) assopiti che aspettano solo di essere svegliati. Bene, la sveglia è stata puntata.

Spero di non avervi incasinato la mente ma di avervi fatto arrivare alla mia stessa lunghezza d’onda. Una contorta, incomprensibile e psicopatica lunghezza d’onda, ma mia.

Bene, vi posto le poesie. Spero che le adoriate tanto quanto le adoro io.

Godetevele. :)

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Oggi, mentre guardavo un pò di videoclip su Mtv, sono “incappata” nel nuovo singolo dei Thirty seconds to Mars.

O.O Questa è stata la mia faccia! Quello non era un videoclip.. era un film! Ed io avevo visto la versione tagliata, solo il primo dei tre capitoli che compongono il film-video! (6.11 minuti di splendide immagini, molto forti, d’impatto, crude..)

Alla fine del video appare una scritta dove viene detto che quella era solo la prima parte… solo la prima parte!! Come potete ben capire, la mia curiosità era troppa. Pc, chiavetta, youtube, “Hurricane – Thirty seconds to Mars uncut and uncensored videoclip”. Ed eccolo lì.. 13.12 minuti di immagini con in “sottofondo” (si fa per dire) una splendida musica e delle splendide parole. Colpo di fulmine! Eheheh

Davvero.. che video ragazzi! E che canzone! E’ praticamente da questa mattina che la sto ascoltando.. di continuo! E’ davvero.. è davvero…THAT’S AWESOME!

Vi posto il video (la versione non tagliata e non censurata) e sotto il testo. Un video davvero forte. Duro, crudo, violento,sensuale. Un video davvero ad impatto.

Godevi un bel Jared Leto (anche se quel crestino biondo non mi convince molto..) a petto nudo… Ahahahah

Hurricane

“No matter how many times that you told me you wanted to leave
No matter how many breaths that you took you still couldn’t breathe
No matter how many nights that you’d lie wide awake
to the sound of the poison rain

Where did you go? Where did you go? Where did you go?
As days go by, the night’s on fire..

Tell me would you kill to save a life?
Tell me would you kill to prove you’re right?
Crash, crash, burn let it all burn
this hurricane’s chasing us all underground

No matter how many deaths that I die, I will never forget
No matter how many lies that I live, I will never regret
There is a fire inside that has started a riot about to explode into flames
Where is your God? Where is your God? Where is your God?

Do you really want?
Do you really want me?
Do you really want me dead or alive to torture for my sins..?

Do you really want?
Do you really want me?
Do you really want me dead or alive to live a lie..?


Tell me would you kill to save a life?
Tell me would you kill to prove you’re right?
Crash, crash, burn let it all burn
this hurricane’s chasing us all underground

The promises we made were not enough
(Never play the game again)
The prayers that we have prayed were like a drug
(Never gonna help me here)
The secrets that we sow we’ll never know
(Never sing a song a second time)
The love we had, the love we had
We had to let it go
(Never giving in again, never giving in again)

Tell me would you kill to save a life?
Tell me would you kill to prove you’re right?
Crash, crash, burn let it all burn
this hurricane’s chasing us all underground

Oh Oh woah
This Hurricane
Oh Oh woah
This Hurricane
Oh Oh woah
This Hurricane

Do you really want?
Do you really want me?
Do you really want me dead or alive to torture for my sins..?

Do you really want?
Do you really want me?
Do you really want me dead or alive to live a lie..?”

 

Uragano

“Non importa quante volte mi hai detto che che volevi andar via
Non importa quanti respiri prendessi, non riuscivi ancora a respirare
Non importa quante notti romarrai sveglia al suono della pioggia velenosa
Dove sei andata? Dove sei andata? Dove sei andata?

Al passare dei giorni, le notti prendono fuoco

Dimmi, uccideresti per salvare una vita?
Dimmi, uccideresti per dimostrare di aver ragione?
Schianto, schianto, brucia, lascia bruciare tutto
Questo uragano ci sta scacciando tutti sottoterra

Non importa quante volte muoio, non dimenticherò mai
Non importa quante menzogne vivo, non avrò mai rimpianti
C’è un fuoco dentro che ha iniziato una rivolta e sta per esplodere in fiamme
Dov’è il tuo Dio? Dov’è il tuo Dio? Dov’è il tuo Dio?

Lo vuoi veramente?
Mi vuoi veramente?
Mi vuoi veramente, vivo o morto, per torturarmi per i miei peccati?

Lo vuoi veramente?
Mi vuoi veramente?
Mi vuoi veramente, vivo o morto, per torturarmi per vivere una menzogna?

Dimmi, uccideresti per salvare una vita?
Dimmi, uccideresti per dimostrare di aver ragione?
Schianto, schianto, brucia, lascia bruciare tutto
Questo uragano ci sta rincorrendo tutti sotto terra

Le promesse fatte non sono state sufficienti
( Non giocare la partita di nuovo)
Le preghiere che avevamo fatto erano come una droga
(Non mi aiuterai mai qui)
I segreti che abbiamo seminato non sono mai stati conosciuti
(Non cantare mai una canzone una seconda volta)
L’amore che abbiamo avuto, l’amore che abbiamo avuto
Abbiamo dovuto lasciarlo perdere
(Mai cedere un’altra volta, mai cedere ancora..)

Oh Oh woah
Questo uragano
Oh Oh woah
Questo uragano
Oh Oh woah
Questo uragano

Lo vuoi veramente?
Mi vuoi veramente?
Mi vuoi veramente, vivo o morto, per torturarmi per i miei peccati?

Lo vuoi veramente?
Mi vuoi veramente?
Mi vuoi veramente, vivo o morto, per torturarmi per vivere una menzogna?”

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L’acne è un disturbo molto diffuso tra gli adolescenti ( e non solo!) di tutto il mondo. E’ una malattia delle pelle, curabile con trattamenti medicinali e/o erboristici, che colpisce, oggigiorno, un’ampia fetta della popolazione dei teens.

Oltre a provocare disturbi a livello estetico (poichè visibili) e a livello salutistico, provoca dei disturbi anche a livello emotivo. Disturbi che possono portare a complessi di ogni genere, come quello del “viso perfetto”.

L’acne è una malattia alquanto difficile da superare (se in forme gravi), ma curabile. Ricordatelo sempre. E’ vero che i medicinali a volte bruciano, prudono, seccano la pelle (qelli con meno controindicazioni. Alcuni possono provocare effetti collaterali davvero gravi, quali depressione, tendenza al suicidio, problemi in gravidanza) e il processo è lungo ma si può superare. Si supera.

Ho deciso di scrivere questo post poichè vorrei far sapere a tutti coloro i quali soffrono di questo disturbo, che non sono soli, che ci sono tante persone al loro fianco e che, con forza e pazienza, l’acne diverrà un brutto ricordo. Siate forti e ricordate che nella sfortuna siete stati fortunati: l’acne è una malattia dalla quale si guarisce. Alcune malattie invece, anche dopo lunghi cicli di cure dolorose, portano via la vita delle persone che sono affette. Ringraziate il vostro Dio o le vostre Divinità ogni giorno per avervi evitato malattie di quel genere, e pregate per le persone che invece vi sono incorsi.

Con il termine generico acne si intende una malattia della pelle, chiamata in linguaggio comune “brufoli” o “foruncoli”, caratterizzata da un processo infiammatorio del follicolo pilifero e della ghiandola sebacea annessa, si mostrano papule e pustole derivanti dalla lesione originaria: il comedone. la più comune è l’acne vulgaris (acne volgare) quella che viene comunemente chiamata semplicemente acne.

Epidemiologia

L’incidenza dell’acne volgare sta aumentando nel sesso femminile alla fine del XX secolo, la massima insorgenza di tali manifestazioni è nell’età adolescenziale (in Nigeria l’età più colpita è quella fra i 17-19 anni). Le parti più colpite sono viso, spalle, dorso e regione pettorale del torace.

Raro, ma non eccezionale, il protrarsi fino ai 30 anni. Esistono fattori predisponenti genetici ed etnici. L’acne non è ereditaria. Esistono due tipi di acne giovanile:

  • non infiammata: entrano in gioco l’eccesso di produzione da parte delle ghiandole sebacee ed i comedoni;
  • infiammata: entrano in gioco l’eccesso di produzione da parte delle ghiandole sebacee, comedoni e batteri.

Eziologia

Sono varie le cause che sono alla base dell’acne, che comportano alterazioni della cheratinizzazione;[4] in situazione normali solo alcune parti dell’infundibolo vanno incontro alla cheratizzazione, durante l’acne a seguito dei cambiamenti ormonali (pubertà, ciclo mestruale, gravidanza) provoca un cambiamento anche nella parte inferiore provocando prima ostruzione e successivamente la nascita del comedone.

Anche alcuni farmaci come l’amineptina possono far comparire macchie associabili all’acne.

Fattori di rischio

Esistono diversi fattori di rischio fra cui:

  • Età, in quella adolescenziale per via dell’incremento di ormoni androgeni
  • Fattori climatici, nei periodi estivi si mostra con minore intensità probabilmente per via dei raggi ultravioletti
  • Fumo di sigaretta, anche se alcuni studi non riscontrano tale associazione

Non esiste alcuna correlazione fra acne con dieta, igiene, e sesso. Si pensa che anche l’iperinsulinismo sia correlato ma non si hanno sufficienti ricerche al riguardo.

Comedone

Si tratta di una dilatazione dell’orifizio del follicolo, al suo interno si ritrovano grassi, cheratina, melanina, peli e batteri, tra cui il Propionibacterium acnes che danneggia ulteriormente il tessuto.

Istologicamente si possono presentare:

  • Comedoni aperti, al cui interno si ritrova cellule corneificate, sebo, flora batterica o meno comunemente acari;  si riconosce per il colore nero (volgarmente chiamato punto nero, il cui colore è dato dall’ossidazione dei lipidi contenuti nel sebo a contatto con l’ossigeno dell’aria).
  • Comedoni chiusi, la cui differenza è nella grandezza dell’ostio follicolare (talmente piccolo da sembrare chiuso)
  • Pustole, quando si ha la presenza di neutrofili
  • Noduli, vengono a crearsi in caso di rottura delle cisti

La forma nodulo cistica è una forma più grave delle prime due. Il nodulo si forma per la rottura della cisti follicolare, che comporta in alcuni soggetti una reazione da corpo estraneo con esiti fibrotici.

Più in generale, gli esiti delle lesioni vanno da nessun esito a discromie non permanenti fino a cicatrici frequentemente depresse, talora ipertrofiche. In casi rari e in pazienti predisposti, le lesione può esitare in cheloidi (a. cheloidea).

Sintomatologia

Gravità dell’acne Comedoni Lesioni con infiammazione Lesioni
Lieve Minore di 20 Minori di 15 Minori di 30
Moderata 20-100 15-50 30-125
Grave Maggiore di 100 Maggiore di 50 Maggiore di 125

Fra i sintomi e i segni clinici si ritrova dolore, anche se la maggior parte delle volte risulta asintomatica. I comedoni possono presentarsi sotto forma di puntino bianco o nero. Papule e pustole si presentano a seconda della profondità dell’infezione (se maggiormente profonda si mostrano papule) raggiungono dimensioni di 2-5 mm di diametro.

Diagnosi

L’acne è diagnosticata facilmente, con l’esame obiettivo (la semplice visita medica) e anamnesi (le domande fatte al paziente). Occorre però escludere le varie ipotesi alternative, altre forme di acne specifiche come l’acne estivale, le follicoliti e le pseudofollicoliti tenendo conto anche dell’acne rosacea.

Terapia

A seconda della gravità il trattamento da utilizzare cambia, anche se non sono da escludere rimedi naturali come impacchi alle erbe o maschere all’argilla o trattamenti termici con ghiaccio e vapore. Si può usare anche la saponetta allo zolfo che li fa seccare: il trattamento può durare da 1 a più settimane.

Forma lieve

Si somministrano alcuni farmaci, quali tretinoina e del benzoilperossido: la durata del trattamento è generalmente sulle 6 settimane.

Forma moderata

Si somministrano antibiotici sistemici per via orale: il trattamento ha una durata di circa 12 settimane. I farmaci utilizzati di prima scelta sono tetracilina e minocilina, di seconda scelta sono eritromicina e doxiciclina (per via degli effetti collaterali).

Forma grave

In tali casi si somministra l’isotretinoina anche se gli effetti collaterali sono evidenti. Per la secchezza che si determina si utilizza la vaselina.

Farmaci utilizzati

Un elenco dei farmaci più utilizzati nel trattamento dell’acne:

Farmaco Dosaggio Effetti collaterali Note
Benzoil perossido Le soluzioni sono al 2,5-5-10% Secchezza della cute – Decolorazione  
Clindamicina Le soluzioni sono al 1% Diarrea da evitare in caso di malattie intestinali
Eritromicina Le soluzioni sono al 1,5-2% .  
Tretinoina Le soluzioni variano dallo 0,025% al 0,1% irritazione-sensibilità aumentata alla luce del sole Inizialmente si mostra un finto peggioramento dell’acne fino a 3-4 settimane, da evitare in gravidanza
Tazarotene Le soluzioni variano dallo 0,05% al 0,1% irritazione-sensibilità aumentata alla luce del sole Inizialmente si mostra un finto peggioramento dell’acne fino a 3-4 settimane, da evitare in gravidanza
Adapalene Le soluzioni sono al 0,1% bruciore-eritema-sensibilità aumentata alla luce del sole Occorre proteggersi dal sole
Acido azelaico Al 20% La pelle si schiarisce  
Acido glicolico Le soluzioni sono al 5-10% Prurito-irritazione  
Acido salicilico Le soluzioni sono al 1-2% Prurito-irritazione  
Tetraciclina 250-500mg sensibilità aumentata alla luce del sole Occorre proteggersi dal sole
Doxiciclina 50-100mg sensibilità aumentata alla luce del sole Occorre proteggersi dal sole
Minociclina 50-100mg sensibilità aumentata alla luce del sole, cefalea, vertigini Fra gli antibiotici è quello più efficace
Eritromicina 250-500mg Disturbi gastrici Durante il trattamento si può mostrare resistenza al farmaco
Isotretinoina 1-2mg/kg Si mostrano danni al fegato e al sangue, secchezza oculare, dolore, depressione Il trattamento dura per 16-20 settimane durante le quali si deve evitare la gravidanza, risulta essere a tutto’ora il principio attivo più efficace. Viene preiscritto solo per tipi di acne gravi-gravissimi, visto l’elevato numero di effetti collaterali.

Altre forme di acne

Acne endogena

  • Acne conglobata, forma cronica si mostra maggiormente sul dorso e sul torace, meno sul viso.
  • Acne fulminans o Acne acuta febbrile ulcerativa, i noduli mostrano la tendenza ad ulcerarsi, non si mostrano sul viso ma sul tronco.

Acne esogena

  • Acne di Maiorca chiamata acne aestivalis, è una manifestazione papulosa che si presenta generalmente nella stagione estiva, protraendosi talora anche nei mesi invernali. Essa è scatenata dall’esposizione repentina a lampade UV-A o al sole. Un’esposizione graduale invece la migliora (teoria dell’hardening). Si manifesta con piccole papule localizzate su spalle, avambracci e petto. Solitamente interessa le persone con carnagione chiara, ma può interessare anche le pelli più scure. Le terapie a base di tetracicline per via orale si sono dimostrate del tutto inefficaci, mentre le terapie locali a base di benzoilperossido o tretinoina hanno mostrato un’efficacia non costante. Possono essere utili i fototest.
  • Acne meccanica, dermatosi a presentazione clinica simile all’acne dovuta a ripetuti traumatismi locali, dovuti per esempio a particolari indumenti od attrezzature, fibbie.
  • Acne iatrogena, provocata o aggravata dall’assunzione di alcuni farmaci, come barbiturici, androgeni, corticosteroidi, alcuni antidepressivi, vitamina B12.
  • Acne cosmetica, la causa è correlata all’uso di cosmetici o altre preparazioni per uso topico contenenti principi comedogenici, come gli oli minerali e la lanolina.
  • Pseudoacne, anche se simili come manifestazioni all’acne non si osserva la nascita del comedone.
  • Acne occupazionale o Acne professionale, la causa è da riscontrarsi in sostanze tossiche presenti nei vestiti delle persone, che a lungo andare per via del contatto con la pelle formano l’infezione.

Dall’acne si guarisce. Guardate quest’immagine. In internet ne potete tovare molte altre simili che testimoniano come si possa combattere questa malattie della pelle. Si può combattere, e si può vincere.

Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Acne

Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo: non costituiscono e non provengono da prescrizione né da consiglio medico.

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“La depressione è una signora in nero, quando appare non bisogna scacciarla ma invitarla alla nostra tavola per ascoltare cosa ci dice.” [C. G. Jung]

La depressione è una patologia dell’umore, tecnicamente un disturbo dell’umore caratterizzata da un insieme di sintomi cognitivi, comportamentali, somatici ed affettivi che, nel loro insieme, sono in grado di diminuire in maniera da lieve a grave il tono dell’umore, compromettendo il “funzionamento” di una persona, nonché le sue abilità ad adattarsi alla vita sociale. La depressione non è quindi, come spesso ritenuto, un semplice abbassamento dell’umore, ma un insieme di sintomi più o meno complessi che alterano anche in maniera consistente il modo in cui una persona ragiona, pensa e raffigura se stessa, gli altri e il mondo esterno.

La depressione talvolta è associata ad ideazioni di tipo suicida o autolesionista, e quasi sempre si accompagna a deficit dell’attenzione e della concentrazione, insonnia, disturbi alimentari, estrema ed immotivata prostrazione fisica.

CLASSIFICAZIONE

La depressione fa parte dei disturbi dell’umore, insieme ad altre patologie come la mania e il disturbo bipolare. Essa può assumere la forma di un singolo episodio transitorio (si parlerà quindi di episodio depressivo) oppure di un vero e proprio disturbo (si parlerà quindi di disturbo depressivo). L’episodio o il disturbo depressivo sono a loro volta caratterizzati da una maggiore o minore gravità. Quando i sintomi sono tali da compromettere l’adattamento sociale si parlerà di disturbo depressivo maggiore, in modo da distinguerlo da depressioni minori che non hanno gravi conseguenze e spesso sono normali reazioni ad eventi luttuosi.

L’episodio depressivo maggiore è caratterizzato da sintomi che durano almeno due settimane causando una compromissione significativa del funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree importanti. Fra i principali sintomi si segnalano:

  1. Umore depresso per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno.
  2. Marcata diminuzione di interesse o piacere per tutte, o quasi tutte, le attività per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno (anedonia).
  3. Significativa perdita di peso, in assenza di una dieta, o significativo aumento di peso, oppure diminuzione o aumento dell’appetito quasi ogni giorno.
  4. Insonnia o ipersonnia quasi ogni giorno.
  5. Agitazione o rallentamento psicomotorio quasi ogni giorno.
  6. Affaticabilità o mancanza di energia quasi ogni giorno.
  7. Sentimenti di autosvalutazione oppure sentimenti eccessivi o inappropriati di colpa quasi ogni giorno.
  8. Diminuzione della capacità di pensare o concentrarsi, o difficoltà a prendere decisioni, quasi ogni giorno.
  9. Ricorrenti pensieri di morte, ricorrente ideazione suicida senza elaborazione di piani specifici, oppure un tentativo di suicidio o l’elaborazione di un piano specifico per commettere suicidio.

Per parlare di episodio depressivo maggiore è necessaria la presenza di almeno cinque dei sintomi sopra elencati.

Nella maggior parte dei casi, però, la depressione si configura come disturbo depressivo maggiore, cioè un decorso clinico caratterizzato da più episodi depressivi maggiori; nel 50-60% dei casi, infatti, un episodio depressivo maggiore sarà seguito da un ulteriore episodio depressivo, portando quindi alla formazione di un disturbo depressivo.
Oltre alla depressione esistono altri disturbi dell’umore di tipo depressivo. Fra i principali:

  • distimia (o disturbo distimico): presenza di umore cronicamente depresso, per un periodo di almeno due anni. In questo caso i sintomi depressivi, nonostante la loro cronicità, sono meno gravi e non si perviene mai a un episodio depressivo maggiore.
  • disturbo dell’adattamento con umore depresso: è conseguenza di uno o più fattori stressanti e si manifesta in genere entro tre mesi dall’inizio dell’evento con grave disagio psicologico e compromissione sociale. Solitamente eliminato il fattore di stress, tale depressione scompare entro 6 mesi.
  • depressione secondaria: depressione dovuta a malattie psichiatriche e non, o a farmaci. Spesso, infatti, alcune malattie mostrano come primi sintomi variazioni del tono dell’umore, fra le quali: sclerosi multipla, morbo di Parkinson, tumore cerebrale, morbo di Cushing, lupus eritematoso sistemico.
  • depressione reattiva: depressione dovuta ad un evento scatenante come un lutto, una separazione, un fallimento, i cui sintomi, però, si dimostrano eccessivamente intensi e prolungati rispetto alla causa scatenante. Al suo interno si possono collocare i disturbi dell’adattamento e le reazioni da lutto.
  • depressione mascherata: depressione che si manifesta principalmente con sintomi cognitivi, somatici o comportamentali, a dispetto di quelli affettivi. In realtà vengono semplicemente amplificati aspetti non affettivi della depressione.

Infine, fra gli altri disturbi dell’umore che includono sintomi depressivi, si possono citare la disforia (un’alterazione dell’umore con caratteristiche depressive contrassegnate da agitazione e irritabilità) e i disturbi bipolari, ossia quelle patologie dove vi è alternanza di episodi depressivi maggiori o minori con episodi maniacali o ipomaniacali.

La classificazione non si riduce semplicemente a queste poche categorie, in quanto esistono varie sottocategorie per i tipi elencati, oppure depressioni tipiche di alcuni eventi particolari, come ad esempio la depressione post-partum.

EPIDEMIOLOGIA

La depressione è la prima causa di disfunzionalità nei soggetti tra i 14 e i 44 anni di età, precedendo patologie quali le malattie cardiovascolari e le neoplasie. La depressione e la distimia sono maggiormente presenti nelle donne in un rapporto di 2 a 1 rispetto agli uomini, ma solo dopo l’età puberale. Il tasso di prevalenza del disturbo depressivo maggiore in età prescolare è attorno allo 0,3%; valore che tende a salire con l’età, arrivando al 2-3% in età scolare e al 6-8% in età adolescenziale. Secondo il DSM IV la prevalenza del disturbo depressivo maggiore in età adulta è del 10-25% nelle donne e del 5-12% negli uomini, mentre quella del disturbo distimico è nel complesso del 6%. La probabilità di avere un episodio depressivo maggiore entro i 70 anni è del 27% negli uomini e del 45% nelle donne; cifre che dimostrano in modo chiaro l’ampia diffusione di questa patologia. Inoltre dal 1940, nei paesi industrializzati, tende costantemente ad aumentare la prevalenza di tale disturbo e ad abbassarsi l’età media d’insorgenza.

Molti studi dimostrano anche una sostanziale continuità della depressione lungo l’intero arco di vita; infatti circa l’80% dei bambini con disturbo depressivo tende a presentare la stessa patologia anche in età adulta, oltre al fatto che un disturbo depressivo precoce possa rappresentare un fattore di rischio per la comparsa di patologie come il disturbo bipolare o l’abuso di sostanze.

Secondo ricerche epidemiologiche recenti, l’incidenza di stati depressivi è correlata anche con l’eventuale presenza di allergie alimentari o intolleranze come la celiachia.

EZIOLOGIA

Le cause che portano alla depressione sono ancora oggi poco chiare. Inizialmente vi erano due correnti opposte di pensiero, una che attribuiva maggiore importanza alle cause biologiche, l’altra a quelle psicologiche. Oggi i dati disponibili suggeriscono che la depressione sia una combinazione di fattori genetici, ambientali e psicologici.

Fattori familiari e genetici

Gli studi sui gemelli monozigoti e dizigoti e sui soggetti adottati hanno dimostrato una certa ereditabilità dei disturbi depressivi, anche se in modo meno consistente rispetto al disturbo bipolare. Il tasso di ereditabilità per i sintomi depressivi si attesta attorno al 76%. La depressione, quindi, come molte altre malattie psichiatriche, non segue un modello di trasmissione diretta, bensì un modello dove sono coinvolti più geni. L’ereditarietà è comunque meno probabile per le forme di depressione lievi, mentre sembra incidere più fortemente nelle depressioni ad esordio precoce: il 70% dei bambini depressi hanno, infatti, almeno un genitore che presenta un disturbo dell’umore. Questo dato può essere dovuto in parte anche al fatto che un genitore depresso instaura una relazione non favorevole con il proprio figlio, già geneticamente vulnerabile, che aumenta la probabilità, per il bambino, di sviluppare un disturbo dell’umore. L’influenza genetica nella depressione si evidenzia anche in altre ricerche: figli di genitori biologici depressi, ma cresciuti in famiglie adottive dove non sono presenti genitori depressi, dimostrano una probabilità 8 volte maggiore di sviluppare la depressione, rispetto a figli di genitori biologici non depressi.

Fattori biologici

Una delle prime indicazioni che la depressione avesse anche delle basi biologiche si ebbe negli anni cinquanta. Durante quel periodo venne introdotto un farmaco, la reserpina, utilizzato per controllare la pressione sanguigna, che però aveva ingenti effetti collaterali, tra cui l’insorgenza di una depressione nel 20% dei pazienti. Tale farmaco diminuiva la quantità di due neurotrasmettitori appartenenti alla famiglia delle monoammine: la serotonina e la noradrenalina. In seguito fu scoperto che un altro farmaco, utilizzato per curare la tubercolosi (l’isoniazide), provocava un miglioramento dell’umore. Questo farmaco, al contrario della reserpina, inibiva la monoaminossidasi, cioè quell’enzima che elimina la noradrenalina e la serotonina, provocando cioè un aumento di tali neurotrasmettitori. Era quindi chiaro come la depressione, e l’umore in generale, fossero legati ai livelli dei neurotrasmettitori monoaminici. Nacque così l’idea, definita ipotesi monoaminica dei disturbi dell’umore o ipotesi delle ammine biogene, che la depressione fosse una conseguenza di uno squilibrio di alcuni neurotrasmettitori.

In realtà questa era una spiegazione troppo semplicistica e, infatti, non è possibile stabilire una relazione diretta tra umore e uno specifico neurotrasmettitore. Altri fattori neurobiologici rivestono un ruolo fondamentale nell’eziologia dei disturbi dell’umore e di particolare importanza risulta essere l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, cioè l’asse ormonale che mette in comunicazione le strutture limbiche, l’ipotalamo, e l’ipofisi, con il surrene. Questo asse regola la risposta a lungo termine allo stress, inducendo il surrene al rilascio di ormoni glucocorticoidi, in particolare il cortisolo. Nei pazienti depressi si è riscontrata una iperattività dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene e, di conseguenza, elevati dosi di cortisolo nel sangue. Elevati livelli di cortisolo provocano effetti dannosi per tutto l’organismo, tra cui: insonnia, diminuzione dell’appetito, diabete mellito, osteoporosi, diminuzione dell’interesse sessuale, aumento dell’espressione comportamentale dell’ansia, immunosoppressione, danni a vasi cerebrali e cardiaci. La minor o maggior risposta allo stress da parte dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene sarebbe dovuto a influenze genetiche ed ambientali. Secondo questa ipotesi, detta ipotesi della diatesi da stress, i disturbi dell’umore sono perciò ereditari e i geni ci predispongono a questo tipo di malattia che viene innescata, sui soggetti predisposti, da eccessive dosi di stress.

I vari studi effettuati hanno confermato che eventi stressanti, soprattutto se prolungati, sono in grado di ridurre il tasso di alcuni neurotrasmettitori come la serotonina e la noradrenalina e di iperattivare l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene con conseguente aumento del cortisolo nel sangue. Questo però è evidente soprattutto in soggetti adulti depressi, mentre nei bambini tale associazione non è confermata, visto che nella popolazione di bambini depressi il livello di cortisolo nel sangue sembra essere nella norma.

È quindi chiaro come la depressione sia una malattia complessa, dovuta a più cause e legata a una complessa rete di sistemi neurali. Ad esempio ulteriori studi hanno evidenziato anche una compromissione metabolica che include la corteccia paralimbica prefrontale orbitofrontale, il giro cingolato anteriore e la corteccia temporale anteriore, i gangli della base, l’amigdala e il talamo. L’utilizzo di tecniche di neuroimaging ha inoltre rivelato una riduzione della grandezza dei lobi frontali e dei lobi temporali. Quindi non solo modificazioni dei sistemi neurochimici, ma anche di quelli neuroanatomici. Il fatto che la depressione influisca anche sulla struttura fisica del cervello, è da tenere in forte considerazione, poiché una grave depressione che non venga curata può provocare alterazioni fisiche non reversibili all’encefalo.

Fattori ambientali

L’ereditarietà dei disturbi depressivi è un fattore molto importante a determinare l’insorgere della malattia. Un ruolo chiave sembra svolto anche se non sempre come già accennato, dai fattori ambientali. Ricerche hanno dimostrato che c’è interazione fra ambiente e fattori genetici, la depressione in età adulta è strettamente correlata con esperienze di vita negative: la malattia, infatti, si può innescare dopo alcune fasi importanti della vita: un lutto, un licenziamento, un grande dispiacere ma anche un abbandono della persona amata, perfino una grossa vincita; in generale qualsiasi cambiamento rilevante può indurre la manifestazione del disturbo in soggetti predisposti alla malattia stessa. Si è notato, ad esempio, che l’abuso e l’abbandono durante l’infanzia sono fattori di forte rischio per lo sviluppo dei disturbi dell’umore, proprio perché il forte stress produce influenze non solo psicologiche, ma anche fisiche e biologiche (in particolare sull’asse ipotalamo-ipofisi-surrene).

Fattori psicologici

Come già detto, la depressione sembra correlata agli eventi di vita stressanti. In realtà, però, tale tipo di correlazione non è molto elevata. Alcuni studi attuali di neuroscienze svolti con le tecniche di brain imagining hanno evidenziato che ci sono ad es. dei neurotrasmettitori chiamati GABA che sono alla base della depressione post-partum, ad esempio, soggetti con il gene trasportatore della serotonina, con entrambe due copie corte dell’allele, saranno maggiormente predisposti all’ansia e di fronte ad eventi stressanti svilupperanno più facilmente depressione o tendenza al suicidio, rispetto alle persone che posseggono invece due copie lunghe dell’allele. Fra questi fattori vi sono ad esempio la personalità, il coping (cioè l’abilità di fronteggiare le situazioni stressanti) e il significato stesso che ognuno di noi dà agli eventi stressanti. Secondo questo modello, quindi, la depressione non sarebbe dovuta solo a cause meramente psicologiche, ma anche favorita o inibita da fattori più strettamente neurobiologici. Questa, inoltre, sarebbe un’altra spiegazione del perché alcune persone reagiscono con la depressione e altre no agli stessi eventi stressanti.

Infine vi sono alcune correnti di pensiero che vedono la depressione strettamente collegata a fattori interni di tipo psicologico. Si tratta, in particolare, di correnti psicoanalitiche, dove la causa della depressione è solitamente da ricercarsi in fattori inconsci. Ad esempio, la depressione endogena è spiegata, dal punto di vista psicodinamico di alcuni autori, come il risultato di una mancata elaborazione di vissuti emotivi profondi, verosimilmente traumatici, depositatesi nell’inconscio a causa di processi difensivi come ad esempio la rimozione; o anche, secondo altri, con la persistenza strutturata nel tempo di un Super-io persecutorio.

Nel 1945, René Árpád Spitz (uno psicanalista americano di origine ungherese) evidenziò una forma di depressione nei bambini orfani, precocemente ospedalizzati, che chiamò “depressione anaclitica” (dal greco stendersi, appoggiarsi sopra).
Secondo le osservazioni di Spitz, la sindrome segue invariabilmente una sequela tipica di fasi:

  • primo mese: fase di protesta, in questo primo periodo il bambino appare angosciato, piange frequentemente e ricerca il contatto con la madre o con la precedente figura di maternage;
  • secondo mese: fase di disperazione, il pianto diventa più concitato ed è accompagnato da grida e rifiuto del cibo, con conseguente calo ponderale;
  • terzo mese: fase del rifiuto, il bambino sembra perdere interesse per le persone e l’ambiente che lo circonda, rimane sempre più tempo disteso a letto o rannicchiato in posizione fetale;
  • dal terzo mese in poi: fase del distacco, il bambino appare triste e distaccato dall’ambiente circostante, il viso è inespressivo e senza pianto.

Se la situazione di separazione si protrae ulteriormente, il bambino acquisirà una forma sempre più marcata di disturbo depressivo, se invece vi sarà, almeno entro il quinto-sesto mese, una ricongiunzione con una figura stabile di accudimento, si potrà verificare una celere ripresa dello sviluppo ponderale e psicomotorio, e una rapida riacquisizione del contatto con l’ambiente circostante.

PARTO

La depressione post-partum o depressione post-natale è un disturbo dell’umore che colpisce il 10-20% delle donne nel periodo immediatamente successivo al parto. Nella prime settimane dopo il parto, si preferisce parlare di baby blues, disturbo piuttosto diffuso e che non necessariamente si trasforma in depressione post-partum.

Sintomi come le crisi di pianto, cambiamenti di umore, irritabilità generale, perdita dell’appetito, insonnia o all’opposto difficoltà a rimanere svegli, assenza di interesse nelle attività quotidiane e/o verso il neonato caratterizzano tale patologia specifica, denominata comunemente anche depressione post-parto.

Nei casi in cui sia stata diagnosticata una vera e propria depressione post-partum si può intervienire con somministrazione di farmaci antidepressivi, tenendo conto tuttavia dei possibili effetti collaterali sulla madre e sul neonato, soprattutto in caso di allattamento (la maggior parte dei farmaci è controindicato per l’allattamento e in ogni caso tutte le molecole assunte dalla madre passano, attraverso il sangue, nel latte prodotto dalle mammelle). Alla terapia medica va comunque abbinato un supporto psicologico o una vera e propria psicoterapia, spesso offerta direttamente dal Servizio sanitario nazionale. Anche piccoli gesti di affetto o piccoli gesti materiali come l’affiancamento e il supporto nelle cure al neonato sono determinanti per il superamento della depressione post-partum.

TRATTAMENTI

Trattamenti somatici

La terapia d’elezione nei trattamenti somatici è a base di psicofarmaci, ma non è l’unica. Gli psicofarmaci hanno il compito di normalizzare l’equilibrio alterato dei neurotrasmettitori. Come detto, infatti, i principali neurotrasmettitori implicati nella malattia depressiva sono stati identificati in serotonina, noradrenalina e dopamina e, secondo i fautori della matrice biologica della malattia, sembra esservi una corrispondenza accertata fra depressione e insufficiente disponibilità di uno o più di questi tre neurotrasmettitori.

I farmaci per curare la depressione vengono detti antidepressivi e in generale si possono dividere in tre grandi categorie:

  • gli antidepressivi triciclici (ATC)
  • gli antidepressivi inibitori delle monoamino ossidasi (I-MAO)
  • gli antidepressivi a struttura non triciclica o di seconda generazione

I primi ad essere usati, a partire dagli anni Cinquanta, sono stati gli antidepressivi triciclici, che hanno mostrato chiaramente la loro efficacia. Essi vanno ad influire sui livelli di serotonina e noradrenalina e hanno un’attività anti-colinergica. Questo tipo di antidepressivi hanno un’efficacia del 70% rispetto ad un placebo. Tuttavia questi antidepressivi hanno alcuni effetti collaterali non del tutto trascurabili (legati soprattutto all’azione anticolinergica) fra i quali: tachicardia, aritmie, arresto cardiaco (per questo sconsigliati a pazienti che soffrono di malattie cardiache) secchezza delle fauci, stipsi, ritenzione urinaria, offuscamento della vista, talora ansia o confusione mentale, disturbi della memoria, astenia, alterazioni ECG, e più raramente aumento di peso, alterazioni ematochimiche, ittero epato-cellulare o colostatico, eiaculazione ritardata nell’uomo, reazioni cutanee.

L’altra categoria di antidepressivi, i cosiddetti anti-MAO, agiscono come inibitori della monoaminossidasi (da cui la sigla), enzima che metabolizza serotonina e catecolamine (adrenalina, noradrenalina e dopamina). Gli IMAO comportano pertanto un aumento della concentrazione di questi neurotrasmettitori nel sistema nervoso centrale. Non presentano un’efficacia maggiore o particolari “vantaggi” rispetto agli antidepressivi triciclici, mentre hanno alcuni effetti collaterali maggiori rispetto ad essi. Fra gli effetti collaterali si riscontra: eccitamento, insonnia, tremori, allucinazioni, ipotensione, sudorazione ridotta, ritardo dell’eiaculazione, ritenzione urinaria, reazioni cutanee, aumento di peso. In alcuni casi gravi gli I-MAO possono causare crisi ipertensive con emorragia cerebrale anche fatale, preceduta da forti mal di testa, vomito, dolore toracico. Inoltre producono effetti tossici in interazione con sostanze contenti elevate dosi di tiramina (formaggi, alcuni vini e birre, fegato, trippa, aringhe, fagioli, banane, fave, fichi).

Antidepressivi triciclici e I-MAO sono stati per decenni le uniche opzioni farmacologiche, mentre ora il loro uso è diminuito soprattutto a causa della creazione di farmaci con minori effetti collaterali, i cosiddetti antidepressivi di seconda generazione.

Gli antidepressivi di nuova generazione sono divisi in cinque gruppi:

  • Inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) che comprende Fluoxetina, Fluvoxamina, Paroxetina, Sertralina, Citalopram ed Escitalopram.
  • Inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina e della noradrenalina (NSRI o SNRI), rappresentati principalmente dalla Venlafaxina e dalla Duloxetina.
  • Antidepressivi serotoninergici specifici e noradrenergici (NaSSA), che hanno il loro capostipite nella Mirtazapina.
  • Inibitori selettivi della ricaptazione della noradrenalina (NaRI) che hanno il loro capostipite nella Reboxetina
  • A marzo 2008 in Italia è stato ammesso in commercio il Bupropione antidepressivo che appartiene al gruppo degli NDRI (inibitori della ricaptazione della noradrenalina e della dopamina).
  • Nel settembre 2010 è entrato in commercio una molecola antidepressiva di nuova categoria, simile alla melatonina, che agisce come agonista della melatonina e antagonista della serotonina disinibendo così la trasmissione noradrenergica e dopaminergica: Agomelatina.

Questi antidepressivi sono più specifici e quindi i loro effetti collaterali sono leggermente ridotti, anche se sovrapponibili a quelli degli antidepressivi triciclici e degli inibitori delle monoaminoassidi.

Le terapie con farmaci antidepressivi devono essere assunte per un tempo variabile dalle 2 alle 4-6 settimane prima di ottenere un effetto antidepressivo (latenza rispetto alla efficacia antidepressiva). Secondo alcuni studi clinici questo tempo di latenza è più breve per gli antidepressivi nuovi. È indispensabile che il paziente e i familiari siano al corrente di questo tempo di latenza, dato che potrebbero essere indotti a sospendere le terapie ritenendole inefficaci.

Dal 2005 in paesi quali gli Stati Uniti o la Gran Bretagna, i rispettivi ministeri della salute hanno imposto ai produttori di esporre in grande evidenza (“black box warning”) il rischio di commettere suicidio, che in alcuni soggetti predisposti (in particolare quelli più giovani) sembrerebbe aumentare, in particolare durante le prime settimane della terapia; durante questa fase iniziale, viene quindi raccomandato ai medici di seguire attentamente i pazienti.

L’unico prodotto naturale con dimostrate proprietà antidepressive è l’Iperico (noto anche come Erba di S. Giovanni). In funzione antidepressiva vengono utilizzati con buoni risultati anche stabilizzanti dell’umore, come i sali di Litio, agonisti della dopamina come il pramipexolo e altri farmaci non classificati come antidepressivi.

L’acido folico ha nella terapia della depressione un ruolo confermato da recente ed autorevole letteratura scientifica. L’acido folico, infatti è noto, essere fondamentale per la sintesi dei principali neurotrasmettitori: Noradrenalina, Serotonina e Dopamina, che sono carenti in corso di depressione. La carenza di Acido folico è associata con le manifestazioni della depressione, specie quella caratterizzata da deficit cognitivi. L’uso dell’Acido Folico secondo diversi autori può trovare un vantaggioso utilizzo nei casi di: sintomi iniziali, in caso di remissione parziale, in pazienti con sintomatologia residua, o come terapia di potenziamento. Insieme alle terapie farmacologiche a base di antidepressivi.

Altri trattamenti somatici

Esistono altri trattamenti somatici che possono essere utilizzati per curare la depressione, come la terapia elettroconvulsiva, la fototerapia e la deprivazione da sonno. Si tratta di terapie molto discusse e contestate, o comunque, ancora sperimentali e non provate scientificamente.

Terapia elettroconvulsiva

Nei casi di farmacoresistenza o di impossibilità a somministrare antidepressivi di sorta, un modello di trattamento discusso è rappresentato dalla terapia elettroconvulsiva (elettroshock). Secondo qualcuno è efficace, nel caso delle forme più gravi del disturbo, ma non tiene affatto conto dei fattori secondari e della soggettività del paziente di un trattamento così traumatico. Tuttavia l’elettroshock risulta ancora oggi lo strumento terapeutico più efficace con oltre l’85% di successi terapeutici in termini di remissione. Il problema dell’ECT risulta essere quello relativo alla non prevenzione delle ricadute, che dopo questo genere di terapia sembrano essere frequenti. In più, occorre notare l’effetto iatrogeno dell’elettroshock: danni a carico della memoria, talvolta irreversibili.

Psicoterapia

Esistono moltissimi tipi di interventi psicologici sulla depressione. Alcune delle psicoterapie possibili sono ad esempio:

  1. Terapia cognitiva
  2. Terapia comportamentale
  3. Terapia cognitivo-comportamentale
  4. Terapia a orientamento psicoanalitico
  5. Psicosintesi
  6. Psicoterapia di sostegno
  7. Terapia di gruppo
  8. Terapia familiare
  9. Comicoterapia
  10. Training autogeno

Per molto tempo si è ritenuto che gli interventi psicologici sulla depressione avessero una scarsa o nulla efficacia. Oggi, invece, è ampiamente dimostrato che esistono varie terapie efficaci nel contrastare la depressione, in particolare la terapia cognitivo-comportamentale. Vari autori hanno dimostrato, anche attraverso meta-analisi, che la terapia cognitivo-comportamentale risulta efficace sia nel ridurre i sintomi depressivi, sia nel mantenere nel tempo i risultati. Il vero vantaggio della terapia cognitivo-comportamentale, rispetto all’uso di psicofarmaci, sta soprattutto nella diminuzione delle ricadute: gli psicofarmaci agiscono sui sintomi, ma da soli non sono in grado di modificare le cause che innescano la depressione. Per quanto riguarda l’uso combinato di psicofarmaci e psicoterapia, gli studi sembrano dimostrare che non ci sia un aumento di efficacia.

Terapie nuove e sperimentali

Approvato nel 2009 dall’EMEA, nel 2010 è entrato in commercio l’agomelatina, principio attivo con una struttura simile alla melatonina che propone un nuovo approccio alla cura della malattia agendo da agonista sui recettori della melatonina e da antagonista sui recettori serotonina.

La Food and Drug Administration nel 2005 ha approvato la stimolazione cerebrale profonda (DBS) come terapia per quei soggetti che non hanno risposto almeno a tre cicli di farmaci. Si tratta di elettrodi impiantati che fanno fluire una continua ma impercettibile scossa al cervello favorendo una maggiore concentrazione dei neurotrasmettitori deficitari. In Italia tale metodologia non è attualmente in uso per la depressione, se non per alcuni casi specifici sperimentali, mentre è usata per curare alcuni casi di parkinsonismo e cefalea a grappolo. Tuttavia in casi del tutto speciali ai depressi “non responder” viene praticata la stimolazione chirurgica del nervo vago, attraverso cui passano i neurotrasmettitori la cui deficienza porta a disturbo depressivo. Un’altra terapia sperimentale ma non ancora approvata, è lo shock magnetico (simile all’elettroshock ma la convulsione viene provocata da campi magnetici e non campi elettrici, con minori effetti collaterali).

Un altro filone di ricerca clinica è relativo alla cosiddetta “cronoterapia“. Infatti, recenti studi hanno dimostrato che la depressione, ed in particolare quella stagionale e quella bipolare, sarebbe correlata ad un significativo sfasamento del ritmo sonno-veglia. Per tale motivo si sono sperimentate terapie come la “Dark Therapy” o la “terapia della luce”, che mirano a regolarizzare il ritmo sonno-veglia. Recentemente, sarebbe stato dimostrato un importante effetto antimaniacale della “Dark therapy”, ed un effetto antidepressivo della “terapia della luce”.

Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Disturbo_depressivo

 

Cercando in internet ho trovato questo test formulato dallo psichiatra, psicoanalista e antropologo svizzero Carl Gustav Jung. Io ve lo riporto, decidete voi che farne, se sperimentarlo o meno. Probabilmente dà solo un’idea generale, non pensiate che questi risultati possano dirvi se soffriate di disturbi depressivi o meno. Se avete dubbi, volete dei chiarimenti, se pensate di poter soffrire di questo disturbo, rivolgetevi al vostro medico. Non fate delle auto-diagnosi e non trovate delle cure fai-da-te. La salute è importantissima. Prendetevene cura. Consultate il vostro medico.

Scala di autovalutazione della depressione (Zung)

Rispondi velocemente senza riflettere molto e segna il punteggio relativo alla tua risposta su di un foglio a parte.

  Mai Qualche
volta
Spesso Quasi
sempre
 
1. Mi sento scoraggiato, depresso e triste 1 2 3 4  
2. La mattina è il momento in cui mi sento meglio 1 2 3 4  
3. Ho crisi di pianto o mi sento come se stessi per piangere 1 2 3 4  
4. Ho problemi di sonno durante la notte 1 2 3 4  
5. Continuo a mangiare tanto quanto mangiavo prima 4 3 2 1  
6. Mi piace ancora avere rapporti sessuali 4 3 2 1  
7. Ho notato che sto perdendo peso 1 2 3 4  
8. Ho problemi di stipsi 1 2 3 4  
9. Il mio cuore batte più velocemente del solito 1 2 3 4  
10. Mi stanco senza motivo 1 2 3 4  
11. La mia mente è lucida quanto prima 4 3 2 1  
12. Trovo facile fare le cose che facevo prima 4 3 2 1  
13. Sono agitato e non riesco a rimanere fermo 1 2 3 4  
14. Sono ottimista riguardo al futuro 4 3 2 1  
15. Sono più irritabile del solito 1 2 3 4  
16. Trovo facile prendere decisioni 4 3 2 1  
17. Mi sento utile e necessario 4 3 2 1  
18. Ho una vita piuttosto intensa 4 3 2 1  
19. Ho la sensazione che gli altri starebbero meglio se io morissi 1 2 3 4  
20. Gradisco ancora fare le cose che facevo prima 4 3 2 1  


Sei arrivato alla conclusione della scala di autovalutazione.
Somma i punti ottenuti e verifica il risultato relativo alla tua ansia:

  • punteggio compreso fra 20 e 31 : basso
  • punteggio compreso fra 32 e 43 : medio basso
  • punteggio compreso fra 44 e 55 : medio
  • punteggio compreso fra 56 e 67 : medio alto
  • punteggio compreso fra 68 e 80 : alto

Fonte: http://www.psiconline.it/settori/test/ansia_depressione.html

Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo: non costituiscono e non provengono da prescrizione né da consiglio medico.

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Buona sera bloggers, lettori e turisti momentanei!
Eccomi di ritorno! Come cala il sole, scende la nebbia e i gradi precipitano… arrivo io. :)

Bene, apriamo la nottata con una splendida canzone! “Cut” della cantante americana Tiffany Lee, meglio conosciuta sotto lo pseudonimo di Plumb. Cut è uno dei singoli tratti dall’album “Chaotic Resolve” (traccia n. 6).
Oltre alla musicalità e al ritmo, anche il testo della canzone è davvero splendido. Parole che arrivano dritte al cuore.
Ci sono alcune frasi che, appena sentite, mi hanno bloccato il respiro..

Leggete e ascoltate quest’incredibile canzone.

Godetevela ;)

Cut

“I’m not a stranger
No I am yours
With crippled anger
And tears that still drip sore

A fragile flame aged
Is misery
And when our hearts meet
I know you see

I do not want to be afraid
I do not want to die inside just to breathe in
I’m tired of feeling so numb
Relief exists I find it when
I am cut

I may seem crazy
Or painfully shy
And these scars wouldn’t be so hidden
If you would just look me in the eye
I feel alone here and cold here
Though I don’t want to die
But the only anaesthetic that makes me feel anything kills inside

I do not want to be afraid
I do not want to die inside just to breathe in
I’m tired of feeling so numb
Relief exists I find it when
I am cut
Pain
I am not alone
I am not alone

I’m not a stranger
No I am yours
With crippled anger
And tears that still drip sore

But I do not want to be afraid
I do not want to die inside just to breathe in
I’m tired of feeling so numb
Relief exists I found it when
I was cut.”

 

Penso siate riusciti a capire da voi quali frasi mi abbiano più.. colpita, nel vero senso della parola! :D
Però sono troppo “maestrina” dentro.. così ve le scrivo io! Eheheh

“I do not want to die inside just to breathe in” (non voglio morire dentro solo per poter respirare)
“I’m tired of feeling so numb” (sono stanca di sentirmi così intorpidito, intontito)
“Relief exists I find it when I am cut” (il sollievo esiste e io lo trovo quando mi taglio, mi sono tagliata – metaforicamente parlando!)
“And these scars wouldn’t be so hidden if you would just look me in the eye” ( e queste cicatrici non sarebbero così nascoste se tu solo mi guardassi negli occhi)
“I feel alone here and cold here though I don’t want to die” (mi sento sola e fredda qui sebbene io non voglia morire – non importa quanto io stia male, io comunque non voglio morire)
“But the only anaesthetic that makes me feel anything kills inside” (ma l’unico anestetico che non mi fa provare/sentire alcuna cosa, uccide dentro)

 

Sono frasi d’ impatto, molto forti che, nel periodo in cui l’ho ascoltata per le prime volte, erano davvero… beh, perfette. Stavo maluccio, ero psicologicamente a pezzi. A volte mi capita di avere periodi così.. mi sento come se il fiato mi si bloccasse in gola, mi sale l’ansia senza motivo, mi tremano le mani e mi viene da piangere.. di continuo. Mi fermo a riflettere su me stessa, cercando di capire quali siano le radici di quel male… ma è difficile capirlo. Siamo frustrati e delusi da molte cose, da molte persone. A volte non metabolizziamo subito una sofferenza, un dolore e questo ci si ripresenta quando meno ce lo aspettiamo, cogliendoci totalmente impreparati. Ma come ho appena detto su msn ad un mio amico, cerchiamo di vedere il buono in ogni cosa e di coglierlo. Utilizziamo questi momenti di sconforto per scavare in profondità dentro noi stessi, trovare le radici dei nostri mali e sradicarle. Nella sofferenza possiamo trovare la cura. :)

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