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Archive for agosto 2010

Questa notte ci dedicheremo agli haiku, brevi componimenti poetici tipici del Giappone. Sono splendide poesie che, in pochissimi versi, racchiudono grandi significati. Sono leggeri come la pioggia d’estate, e ognuno di noi ha una chiave di lettura tutta personale: ognuno comprende una “lezione di vita” dagli haiku, ed il tutto è molto soggettivo. Non si arriverà spesso ad una “conclusione unanime”. Credo che dipenda tutto dal nostro “animo”; dallo stato d’animo in cui ci troviamo mentre leggiamo, dal carattere, dalla formazione psicologica di una persona, dai nostri sogni, dalle nostre aspirazioni, dai nostri progetti… e dalla nostra vita stessa. Ne stavo leggendo uno con mia sorella questa sera, ed entrambe siamo giunte a conclusioni totalmente diverse. Questo perché abbiamo affrontato l’haiku con animo diverso. Questo perché io e lei siamo completamente diverse l’una dall’altra.
L’haiku è pura poesia dettata dal cuore, dal nostro spirito. Le mani scivolano, come la penna sul foglio, scorrono e imbrattano la pagina con segni neri – parole. Parole che sono frutto della nostra anima e dei nostri sentimenti. E quei sentimenti vengono rubati dall’inchiostro, che subito riesce ad imprimerli sulla carta… veloce, come un refolo di vento fresco ruba l’ultima foglia all’albero ormai spoglio.
Volevo inizialmente scrivere un haiku al giorno, e così farò. Ma questa sera ne scriverò qualcuno in più; li ho appena trovati in un libro (Poesie Zen, Newton Compton) assieme a poesie di grandi maestri cinesi e giapponesi (che posterò a breve).
Ecco alcuni degli haiku che mi hanno molto colpita questa notte. Chissà, magari dipenderà dal mio stato d’animo. Purtroppo non sono riuscita a trovare l’edizione originale in ideogrammi giapponesi; vi posterò, dunque, solo la traduzione in italiano. Comprerò alcuni libri con testo giapponese a fronte (il più presto possibile). Amo quella scrittura. È… arte. È pittura, disegno. È splendida. Presto, dunque, potrò postare il testo in lingua scritto sia con ideogrammi, sia con i nostri caratteri occidentali – più la traduzione in italiano (spero presto!)
Ora, prima di scrivervi gli haiku, ecco qualche breve cenno su questa pratica.

Un haiku (俳句, pronuncia giapponese /haikɯ/ con tono basso su /ha/ e tono alto su /ikɯ/, e opzionalmente con abbassamento tonale alla fine, nella catena parlata; pronuncia italiana /‘(h)aiku/ o /(h)ai’ku/) è un componimento poetico di tre versi caratterizzati da cinque, sette e ancora cinque sillabe. È una poesia dai toni semplici che elimina i fronzoli lessicali e le congiunzioni e trae la sua forza dalle suggestioni della natura e le sue stagioni. L’haiku fu creato in Giappone nel secolo XVII e deriva dal tanka, componimento poetico di 31 sillabe (o meglio, 31 morae) che risale già al IV secolo. Il tanka è formato da 5 versi di 5-7-5-7-7 morae rispettivamente. Eliminando gli ultimi due versi si è formato l’haiku. Per l’estrema brevità richiede una grande sintesi di pensiero e d’immagine. Tradizionalmente l’ultimo verso è il cosiddetto riferimento stagionale o kigo, cioè un accenno alla stagione che definisce il momento dell’anno in cui viene composta o al quale è dedicata. Soggetto dell’haiku sono scene rapide ed intense che rappresentano, in genere, la natura e le emozioni che esse lasciano nell’animo dell’haijin (il poeta). La mancanza di nessi evidenti tra i versi lascia spazio ad un vuoto ricco di suggestioni, quasi come una traccia che sta al lettore completare.Gli haiku tradizionali non hanno alcun titolo.

Tra i maggiori poeti di haiku si ricordano Matsuo Bashō, Yosa Buson, Kobayashi Issa, Masaoka Shiki, Chiyo.

(da http://it.wikipedia.org/wiki/Haiku)

Ecco ora, gli haiku che più mi hanno colpita questa notte. Leggeteli, e lasciate che entrino dentro di voi. Riflettete su queste poche e brevi parole.

 

Vieni, andiamo,

guardiamo la neve

fino a restarne sepolti

 

(Matsuo Bashō)

 

        ~ 

Vieni, vedi

i fiori veri

di questo mondo doloroso.

 

 

(Matsuo Bashō)

 

 

       ~

Luna d’autunno,

marea spumeggiante

che arriva fino al cancello

 

(Matsuo Bashō)

 

       ~

 

Tomba, piegata

al vento d’autunno –

i miei singhiozzi

 

(Matsuo Bashō)

 

       ~

 

Possa chi porta

fiori questa notte,

avere la luce della luna

 

(Takarai Kikaku)

 

      ~

 

Sugli iris,

lento planare

d’un nibbio

 

(Yosa Buson)

 

      ~

 

Miglia il gelo –

sul lago

la luna è solo mia

 

(Yosa Buson)

 

      ~

 

Stanotte anche a te

si fa violenza,

luna d’autunno

 

(Kobayashi Issa)

 

      ~

 

Breve notte –

un fiore scarlatto

sulla cime della vite

(Kobayashi Issa)

 

      ~

 

Non scordare:

noi camminiamo sopra l’inferno,

guardando i fiori

 

(Kobayashi Issa)

 

       ~

 

Distesa di rugiada,

i semi dell’inferno

sono gettati

 

(Kobayashi Issa)

 

       ~

 

Vi sono scorciatoie

nel cielo,

luna d’estate?

 

(Den Sute-jo)

 

       ~

 

Dopo il sogno

com’è reale

l’iris

 

(Haikaishi Sono-jo)

 

       ~

 

Tarda primavera

rosa che impallidisce,

amaro rabarbaro

 

(Yamaguchi Sodo)

 

       ~

 

Buddha

fiori di ciliegio

nel chiaro di luna

 

(Hachimantai Haitsu)

 

        ~

 

Il tetto s’è bruciato –

ora

posso vedere la luna

 

(Mizuta Masahide)

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